Papa Bergoglio: Condividere proprietà non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro

Roma. Condividere la proprietà “non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro”. Così Papa Francesco ha commentato ieri mattina – durante la Messa celebrata nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia in occasione della Festa della Divina Misericordia – il passo degli Atti degli Apostoli che racconta che “nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune”.

“I discepoli ‘misericordiati’ sono diventati misericordiosi”, spiega Bergoglio. Per loro “condividere i beni terreni è sembrato una conseguenza naturale”. Ad ascoltarlo ci sono missionari, suore, medici e infermieri, ma soprattutto disabili, detenuti e detenute di Regina Coeli, Rebibbia femminile e Casal del Marmo di Roma, rifugiati e migranti.

A fine messa il Papa ha chiuso con un appello: “Non rimaniamo indifferenti. Non viviamo una fede a metà, che riceve ma non dà, che accoglie il dono ma non si fa dono. Siamo stati ‘misericordiati’, diventiamo misericordiosi. Perché se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile. Senza gli altri diventa disincarnata. Senza le opere di misericordia muore”.

Non è la prima volta

Già nel novembre scorso aveva affermato che la proprietà privata “non è intoccabile”. In una riflessione rivolta ai giudici di America e Africa che si occupano di diritti sociali aveva detto che occorre costruire una “nuova giustizia sociale partendo dal presupposto che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata” e ne ha sempre invece sottolineato “la funzione sociale”.

“Il diritto di proprietà – aveva detto – è un diritto naturale secondario derivato dal diritto che hanno tutti, nato dal destino universale dei beni creati”. E ancora: “Non c’è giustizia sociale che possa essere fondata sulla disuguaglianza, che implichi la concentrazione della ricchezza”.

Sebastiano Santoro