Nocera Inferiore, intervista al chirurgo Luigi Sparavigna di Torre Annunziata che opera all’ospedale Umberto I

Luigi Sparavigna, i miei primi 50 anni tra successi e nuovi traguardi                                                                         Un viaggio bellissimo, fatto di salite, discese, imprevisti e programmazione. Un viaggio che riporta al centro di se stessi, perché le tappe intermedie sono come le bandierine della caccia al tesoro. A 50 anni il tesoro è riscoprirsi. E guardare indietro. Non per i rimpianti, ma per la bellezza del percorso compiuto. Chi come il chirurgo Luigi Sparavigna quel percorso lo ha arricchito dall’aver salvato vite umane può sorridere. Essere fiero del suo percorso. Guardare con orgoglio le orme e sperare che i suoi figli e i giovani colleghi possano seguirlo.

Una festa a sorpresa per celebrarlo è stata organizzata dalla moglie Loredana, che ha voluto ringraziare un uomo e un medico sempre disponibile, pronto a sostenere oltre che a operare, nel senso più stretto del termine. Le ore in sala operatoria non le conta, ma Sparavigna ha avuto sempre la capacità di saper staccare la spina per ricaricarsi e concedersi qualche vacanza da sogno.

I 50 anni, però, diventano l’occasione per tracciare un bilancio. Guardarsi intorno, ma soprattutto guardarsi dentro. Viaggi con la mente che avrà fatto tante volte quando dalla sua Torre Annunziata si è spostato verso l’ospedale di Nocera Inferiore, tremendamente stanco per giornate e notti interminabili al tavolo operatorio. La vita gli ha concesso il privilegio di non poter sbagliare e lui, il dottor Sparavigna, tante volte ha beffato il destino.

Dottor Sparavigna, i 50 anni li vede come un traguardo o come un’ulteriore partenza?

“Indubbiamente rappresenta un traguardo, ma può rappresentare l’inizio di una nuova avventura con obiettivi più chiari e più definiti rispetto al passato. Essere più concreti, smettere di sognare e guardare alla fattibilità di alcune cose”.

Quale obiettivo si pone?

“Nella vita sicuramente bisogna porsi degli obiettivi. Il mio primo obiettivo è dare un senso alla mia carriera, è arrivato il momento di tirare le somme e di concludere il discorso iniziato quasi 30 anni fa, il mio prossimo passo è di crescere ulteriormente e creare i presupposti per raggiungere obiettivi seri e concreti”.

Riavvolgendo il nastro, quali nomi indicherebbe che sono stati fondamentali per il suo successo?

“I miei genitori hanno avuto un ruolo cardine. Mi hanno stimolato e cresciuto trasferendomi la cultura dell’impegno e l’abnegazione. Devo ringraziare il professor Ludovico Docimo per me fondamentale, da sempre mi è stato vicino. Mi ha affiancato e insegnato questo mestiere, perché il chirurgo un po’ come l’artigiano o l’operaio e il mio maestro è stato lui. Un ruolo importante lo ha avuto anche il dottor Francesco Salzano, attualmente mio direttore, che mi ha stimolato e mi è stato vicino. Queste sono le persone più importanti dei miei primi 50 anni”.

Da ragazzo sognava di diventare il grande chirurgo che è oggi?

“Non penso di essere un grande chirurgo. Da ragazzo non pensavo di diventarlo, ma lo sognavo. Sono certo che l’umiltà sia la cosa più importante; fa la differenza tra una persona e l’altra. Quindi, più che un grande chirurgo mi definisco una persona molto umile e che lavora fondamentalmente per gli altri e non per se stesso”.

A 50 anni a cosa non rinuncerebbe?

“Io non rinuncerei alla mia libertà di pensiero e di azione. Nessuno dovrebbe mai farlo. A 50 anni ho deciso di fare ciò che mi fa piacere fare, senza tanti se e tanti ma…”

Come riesce a mantenere intatta la sua umanità tra le enormi difficoltà in cui è costretto a lavorare? 

“Il carattere non è una cosa che cambia negli anni. Ho vissuto in una famiglia molto sana, piena d’amore con valori ben radicati e la cultura della disponibilità. Il trucco è semplice, quando si lavora, nella fattispecie si visita un paziente o lo si opera, bisogna pensare che dall’altro lato ci sia un tuo parente. Quando visito una donna penso stia visitando mia madre o mia sorella, mentre se è un uomo penso a mio fratello. Molto spesso, nella mia professione, la realtà è diversa da ciò che si è studiato sui libri, quindi associare le due cose è fondamentale”.

Qual è la cosa che le persone invidiano a un medico e un uomo di successo come lei?

“Non credo di suscitare invidia nei confronti di altre persone, a volte la verità è nelle cose semplici. Oggi si sta perdendo il culto della semplicità. Comportarsi da esseri umani fa la differenza. Una cosa che può suscitare invidia, e l’ho notato nel corso degli anni, è l’apparente serenità che è regina nella mia quotidianità. La mia ambizione non è essere felice, ma sereno e questo può infastidire le persone, perché oggi in questo mondo ricco di tensioni, preoccupazioni, delusioni e insoddisfazioni confrontarsi con chi è sereno crea difficoltà. Le tensioni che vivo e le problematiche sono quelle che vivono tutti, anche la signora del piano di sopra. Io cerco di sere sereno e questo atteggiamento può infastidire qualcuno”.

Qual è la cosa più importante che ha detto ai suoi figli in questi anni?

“Gli ho trasmesso i valori che mi hanno trasferito i miei genitori. Poche cose semplici: impegno, studio e abnegazione. E’ bello svegliarsi al mattino e decidere di fare ciò che più ti piace fare al mondo. Io mi ritengo fortunato, non lavoro, mi diverto.

E quella che in questo giorno sente di dire a se stesso senza nessuno che l’ascolta?

“Mi dico continua a goderti la vita che si vive una volta sola. Smettiamola sul serio di remarci contro, è così bello amare ed essere amati, è una cosa straordinaria e vorrei avere il potere di gridare al mondo amiamoci”