Ci sono sere in cui Napoli smette di essere un luogo geografico per diventare uno stato dell’anima. È accaduto venerdì 12 dicembre , durante il concerto spettacolo “Terra d’Amore”. Nella penombra della Basilica di San Gennaro ad Antignano , abbiamo ascoltato il respiro dei vicoli e il richiamo del mare. Un progetto curato dal Teatro Il Pozzo e il Pendolo che ha saputo tradurre in musica e parole il mistero di una città che è, intrinsecamente, femmina.
Cinque donne, cinque sguardi e cinque sensibilità diverse hanno tracciato una mappa di storie e sonorità. Le voci di Rosaria De Cicco e Marianita Carfora hanno intrecciato i testi di De Luca, De Giovanni, Ortese e Serao , mentre le note del sax di Gabriella Grossi e del pianoforte di Mariella Pandolfi creavano un’atmosfera sospesa. La voce di Elisabetta D’Acunzo e il ritmo ancestrale della tammorra di Marianita Carfora hanno dato sostanza a quel canto che può essere carezza o lama.
La regia di Annamaria Russo ha guidato gli spettatori oltre la soglia dell’impossibile. Si è percepita la forza di una terra capace di generare e ferire, di accogliere e mettere alla prova. Ogni angolo della Basilica sembrava riecheggiare i passi di donne che tornano a casa e canti che salgono dai bassi. “Terra d’Amore” non è stato solo un concerto, ma una “ferita luminosa”. Per chiunque sia innamorato dell’amore , questa serata è stata un dono prezioso all’interno della rassegna “Altri Natali”. Napoli ci ha attraversati e, come promesso, è diventata musica e destino.

