L’Italia esce da San Siro con un risultato che fa rumore: 1-4 contro la Norvegia, un passivo pesante, quasi impossibile da spiegare alla luce di una partita che gli azzurri, paradossalmente, avevano anche interpretato bene sotto molti aspetti. La squadra ha costruito gioco, creato occasioni e mostrato tratti di identità, ma questo non basta quando la storia e il peso della maglia chiedono ben altro.
Una Nazionale con il prestigio e il palmarès dell’Italia non può permettersi un tracollo simile, soprattutto davanti al proprio pubblico e soprattutto in un momento così delicato del percorso. Le amnesie difensive, i cali di concentrazione e l’incapacità di rimettere in piedi la gara dopo gli episodi sfavorevoli hanno segnato in modo irreversibile la serata.
Ed è proprio questo il punto che preoccupa di più: la sconfitta non pesa solo sulla classifica, ma rischia di influire sul morale. A marzo l’Italia dovrà affrontare gli spareggi, una strada già tristemente nota dopo i drammi sportivi del 2018 e del 2022, e arrivarci con una batosta del genere sulle spalle non è certo il miglior viatico.
Il timore è che questa nuova caduta possa minare le certezze costruite negli ultimi mesi, proprio ora che servirebbero compattezza, lucidità e fiducia. Gli azzurri hanno dimostrato di saper giocare un buon calcio, ma la Nazionale di oggi non può concedersi il lusso di prestazioni altalenanti o di blackout che diventano sentenze.
San Siro ha visto un’Italia volenterosa, ma anche vulnerabile, e il risultato finale lo ha reso impietosamente chiaro: serve una scossa immediata, perché un terzo fallimento consecutivo sarebbe insopportabile non solo per il movimento calcistico, ma per l’intero Paese sportivo.
Ora, testa bassa e lavoro. Marzo è già dietro l’angolo.
Francesco Pio Scaramozza

