Moda e tessile, tiene il settore. Meritocrazia Italia: “La moda sia un obiettivo del Governo”

Con un fatturato che supera gli 80 miliardi di euro e con quasi 500mila addetti, la filiera della moda rappresenta l’8,5% del turnover e il 12,5% dell’occupazione dell’industria manifatturiera in Italia.

A fronte della crisi economica e sociale ancora in corso, il settore ha mostrato una resilienza resa possibile dal sempre più marcato posizionamento della produzione su segmenti di alta qualità e artigianalità, che consentono alle aziende italiane di posizionarsi nella nicchia di mercato ‘luxury’. La dimensione delle imprese impegnate è di gran lunga inferiore rispetto alla media europea, ma proprio questa caratteristica, bilanciata dalla capacità di fare rete e da quella, pure elevata, di innovazione e trasformazione, ha permesso, nel tempo, di acquisire flessibilità e un alto grado di specializzazione.

Tanto che oggi le imprese italiane della moda sono fortemente competitive a livello internazionale e riscuotono notevole apprezzamento sul mercato europeo ed extraeuropeo. Il sistema di subfornitura (service di prodotti lavorati e/o semilavorati) fornisce il 60% della moda di qualità nel mondo e l’industria tessile italiana raggiunge il 77,8% del totale delle esportazioni europee.

“Il dato è confortante – sottolinea il Presidente di Meritocrazia Italia, Walter Mauriello –, ma è vero anche che tutta la filiera della moda, dalla raccolta delle materie prime al confezionamento del prodotto finale, è stata tra le più esposte agli effetti della crisi pandemica.

Soltanto nel mese di aprile 2020, il crollo è stato dell’81% su base annua a causa del mancato ritiro da parte dei venditori delle collezioni primavera/estate, a sua volta dovuto alla contrazione delle vendite al dettaglio, quasi totale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”.

Un minimo giro d’affari è stato consentito soltanto dalle vendite online.

Ma il fatturato complessivo, nel corso del 2020, si è comunque ridotto del 26,9% in uno scenario ‘base’ e del 34,8% ‘grave’.

Anche il tasso di disoccupazione ha oscillato tra il 30,4% e il 38,3%, rispettivamente in un’ipotesi di scenario ‘base’ ed ‘estremo’.

“In prospettiva e senza interventi tempestivi a risanamento – aggiunge Mauriello -, nel lungo periodo, gli effetti saranno:

una profonda contrazione dei consumi, specie per beni di non primaria importanza, per via della riduzione del reddito disponibile;

un cambiamento nelle catene internazionali di distribuzione e di valore, che tenderanno a riportarsi a una dimensione regionale o nazionale, piuttosto che globale;

una progressiva digitalizzazione del settore, con probabile pregiudizio per negozi di prossimità e grave rischio occupazionale”.

Consapevole dell’importanza di definire nuove linee di programmazione in grado di assicurare valore nel lungo termine e innovazione nei modelli di business, Meritocrazia Italia reputa fondamentale:

– prevedere incentivi fiscali e definire diverse formulazioni di crediti di imposta, con un minimo non inferiore al 50%, su tutto l’invenduto di magazzino dell’anno 2020 e con possibilità di rivalutazione e successiva patrimonializzazione dei beni immateriali (Marchi e Brevetti di fabbrica) fino ad un tetto massimo di 1 milione (previa perizia estimativa a titolo gratuito);

– identificare nuove aree produttive e distributive mediante la previsione di un’Area Economica Speciale nella quale le imprese interessate possano accedere a sistemi di defiscalizzazione del costo del personale, con esenzione, per almeno cinque anni, dalle imposte sulla produttività aziendale e sugli investimenti strumentali;

– incentivare gli investimenti delle imprese italiane con sede legale soltanto in Italia, attraverso finanziamenti a fondo perduto fino all’80% per nuovi modelli di business Made in Italy in chiave digitale e di sostenibilità, come previsto dal piano Next Generation UE;

– semplificare e velocizzare l’accesso al credito di finanziamento e funzionamento (con limite massimo a 60 giorni dalla richiesta) garantiti da Cdp, Sace e MedioCredito Centrale, attraverso studi di fattibilità del progetto di rivalutazione e riqualificazione delle imprese facenti parte della filiera tessile-moda, escludendo fino al 2026 gli indici di rating di merito creditizio attualmente considerati;

– attuare un processo formativo, informativo e divulgativo in coordinamento con gli enti comunali a sostegno delle attività commerciali facenti parti alla filiera della moda, destinando parte dei tributi locali al sostentamento delle attività che in alcune città rappresentano parte integrante e stimolante per il turismo italiano;

– creare nuove linee di cooperazione tra forze dell’ordine, ove possibile anche a livello europeo, per elaborare più efficaci strategie di contrasto dei crimini diffusi nel settore e impedire l’infiltrazione della criminalità, semplice ed organizzata, sottraendo spazio di manovra per reati quali contraffazione, usura ed estorsione, che spesso conducono anche all’acquisizione delle attività commerciali in crisi.