Mazzette al Comune di Torre Annunziata: scarcerato l’ex vicesindaco Luigi Ammendola

Un’ora di udienza davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Napoli. Tanto è durato il procedimento a carico dell’ex vicesindaco di Torre Annunziata, Luigi Ammendola, arrestato due settimane fa dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchieste sulle mazzette per alcuni appalti pubblici.

Al termine dell’udienza, la sentenza: l’ex vicesindaco con delega ai lavori pubblici torna libero.

Nel mirino della Guardia di Finanza, gli stretti rapporti con l’ingegnere Nunzio Ariano, capo dell’ufficio tecnico comunale, beccato dalle fiamme gialle alle sette scogliere con una bustarella di diecimila euro.

Una amicizia sospetta, quella tra i due, per il giudice che ha ordinato l’arresto di Ammendola. L’impianto accusatorio infatti si basava sia sul rapporto di estrema confidenza tra i due che sul fatto che tutte le delibere che hanno consentito ad Ariano di pretendere le “tangenti“ dalla ditta Supino group, portavano la sua firma, quella dell’assessore al ramo che si occupava anche di edilizia scolastica.

Ma tutto ciò non è bastato per trattenere in carcere l’ex vicesindaco. Secondo il Tribunale del Riesame di Napoli mancano elementi concreti di colpevolezza, infatti la seconda bustarella della “parte politica”, di cui Ariano parlava nelle intercettazioni ambientali, non è mai giunta nelle mani di terzi, essendo stato arrestato prima che ciò potesse accadere.

Grande soddisfazione per l’avvocato difensore Flavio Bournique, il quale non risparmia dure accuse nei confronti del magistrato che aveva disposto l’ordinanza l’arresto, che – a leggere le carte e le prove esclusivamente indiziarie – «non sarebbe mai stata dovuta essere emessa».

Secondo Bournique, «non è possibile che l’arresto sia utilizzato per estorcere eventuali confessioni agli imputati. Uno stato di diritto deve garantire la libertà dei cittadini fin quando non emergono prove evidenti di colpevolezza».

Luigi Ammendola da ieri (giorno del suo onomastico), è un uomo libero, ma ciò non toglie che – se non dovessero uscire ulteriori elementi che confermassero i capi di accusa che ancora gravano su di lui – le responsabilità politiche del mancato controllo di ciò che succedeva nell’ufficio da lui diretto peseranno sia dal punto di vista professionale – come detective delle fiamme gialle che non si è accorto del marcio che c’era intono a lui – che dal punto di vista personale segnando pesantemente le sue forti ambizioni politiche.

Massimo Napolitano