L’appello del Papa per la Libia: “Cessino le violenze e si proteggano i migranti”

Il Papa auspica per la Libia “un cammino verso la cessazione delle violenze che porti alla pace, alla stabilità e all’unità del Paese”. “Per favore”, ha ripetuto più volte all’Angelus facendo appello alla comunità internazionale.

“Prego anche per le migliaia di migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in Libia. La situazione sanitaria – ha sottolineato il pontefice – ha aggravato le loro già precarie condizioni, rendendoli più vulnerabili da forme di sfruttamento e violenza. C’è crudeltà. Invito la comunità internazionale, per favore – ha ripetuto il Papa – a prendere a cuore la loro condizione, individuando percorsi e fornendo mezzi per assicurare ad essi la protezione di cui hanno bisogno, una condizione dignitosa e un futuro di speranza”. “Fratelli e sorelle di questo tutti abbiamo responsabilità, nessuno si può sentire dispensato”.

E ha concluso: “Preghiamo per la Libia in silenzio, tutti”.

In questa crisi “serve una vicinanza reale, servono vere e proprie catene di solidarietà”.

Ha detto  Papa Francesco nella basilica vaticana durante la Messa del Corpus Domini. “L’Eucaristia spegne in noi la fame di cose e accende il desiderio di servire. Ci rialza dalla nostra comoda sedentarietà, ci ricorda che non siamo solo bocche da sfamare, ma siamo anche le sue mani per sfamare il prossimo. È urgente ora prenderci cura di chi ha fame di cibo e dignità, di chi non lavora e fatica ad andare avanti. E farlo in modo concreto”, “non lasciamo solo chi ci sta vicino”.

Dio guarisce chi ha subito “delusioni cocenti”, “guarisce la nostra memoria ferita”, “guarisce anzitutto la nostra memoria orfana”, “noi viviamo un’epoca di tanta orfanezza”, ha sottolineato il pontefice.

“Tanti hanno la memoria segnata da mancanze di affetto e da delusioni cocenti, ricevute da chi avrebbe dovuto dare amore e invece ha reso orfano il cuore. Si vorrebbe tornare indietro e cambiare il passato, ma non si può. Dio, però – ha continuato Papa Francesco -, può guarire queste ferite, immettendo nella nostra memoria un amore più grande: il suo”.