L’immagine che esibiamo, quasi come un trofeo, è davvero impressionante. Anzi, esilarante. Attesta e certifica, infatti, il grado di spaventosa, ormai irrefrenabile superficialità, pressappochismo, mancanza di professionalità, approssimazione: insomma, tutto.
Tutto sintetizzato in una foto. Quella di una scarpetta di un arbitro di calcio. Arbitro, di quelli pomposi e spocchiosi, quelli dell’Aia, l’organizzazione nicchiana, guidata, a mo’ di faraone egizio, da Marcello Nicchi. L’uomo salvato da Malagò e Lotti.
Altrimenti, non avrebbe potuto nemmeno ripresentarsi, alle ultime elezioni. Per inciso, alle prossime elezioni nazionali in seno all’associazione italiana arbitri, se non ci fosse la garanzia Giorgetti, certamente ci sarebbe un’ulteriore deroga, a favore di Nicchi.
Per consentirgli, con, in aggiunta, qualche favore regolamentare dell’ultimo momento (che gli blindi la votazione democratica…), di essere rieletto, ancora una volta. Altro che i dittatori del Centro America… Ma il Sottosegretario Giorgetti, per fortuna, è di ben altra tempra, serietà e spessore, rispetto al renziano Luca Lotti, l’artefice, per delega del giglio magico (o tragico) della iattura denominata Renzusconi…
Ed ora, veniamo, finalmente, alla foto. Essa ritrae una scarpetta, si diceva. Con una scritta, ben visibile, in giallo: FGIC – sezione AIA. Di dove, la sezione Aia? Ovviamente, è ignoto. Ma questo sarebbe il meno. La comicità, l’assurdo, l’aspetto indecoroso è in quella sigla: FGIC. L’acronimo, che configura un’involontaria vignetta umoristica. A metà tra figc (federazione italiana giuoco calcio) e fgic. Che significava, anzi rappresentava (quando esisteva il partito comunista, oggi sparpagliatosi in cento rivoli) Federazione Giovanile Comunista Italiana.
Ed, invece, quella sigla sulla scarpetta doveva (doveva…) sintetizzare la madre degli arbitri, quella che i presuntuosi associati nicchiani non intendono riconoscere come tale: si ripete, la federazione italiana giuoco calcio. Lo sanno anche i bambini, in Italia, che la sigla del calcio è Figc, non Fgic. Non lo sanno, però, all’associazione italiana arbitri. Non lo sa Nicchi. Nessuno ha controllato. Nessuno verifica.
Così, si sperperano risorse ingenti, ciclopiche. E si va incontro a figuracce incommensurabili. Ma cosa volete che sia, per il calcio italiano? Una figuraccia in più, o anche cento, e, volesse Iddio, una in meno (ma quando?), nulla cambia, ormai…
Peccato che ci sia capitata, in questa vicenda, un’azienda del nostro territorio, la LEGEA di Pmpei-Scafati. Ma le responsabilità (o le colpe) dell’azienda sono infinitamente inferiori, rispetto a chi avrebbe dovuto prevenirlo, il guaio. Quantomeno, per non dover ovviare dopo. Quando correre ai ripari sarebbe stato estremamente arduo. Ma chi, avrebbe dovuto? La pomposa, supponente, fiera, orgogliosa aia. Ossia, Marcello Nicchi…
Povero calcio italiano… I piccoli dettagli illuminano le grandi verità. Da domani, Nicchi piazzi, alle spalle della sua scrivania, codesto significativo slogan. In bella evidenza. In tal modo, c’è qualche speranza che non si verifichino più, balordaggini del genere…

