Dopo il successo de Il Collegio, Rai2 propone un nuovo docu-reality, La Caserma. 21 ragazzi tra i 18 e i 23 anni dovranno vivere per quattro settimane secondo le rigide regole militari.
Una caricatura autorizzata che ripropone i classici stereotipi della vita militare, basati su ribellione e repressione, presentando un gruppo di ventenni vanitosi, secchioni, mammoni, ribelli, perfettamente incastrati nel ruolo necessario per la riuscita del programma. Un reality che non vuole essere un reality. Un tentativo di affascinare i più giovani, con divise e disciplina, per far sì che scelgano la vita militare. Lo stesso gabinetto del Ministero della Difesa, nel programma di comunicazione del 2015, aveva l’obiettivo di un’attività di “social recruiting”, oltre che di rinnovamento del “brand Difesa”, anche attraverso il mondo dei media. Tra rimproveri, punizioni e prove, La Caserma riporta in auge la presunta carica educativa dell’esperienza militare nella formazione della persona.
Che cosa dà più dignità all’uomo, allora, la divisa o subire la repressione nel rifiutarsi di accettarla?
L’obbedienza agli ordini o la coscienza di seguire un’etica della responsabilità, personale e di comunità, in grado di assumere su di sé anche il peso di sanzioni ingiuste, del carcere, della condanna, per affermare un principio più alto?
Ma cosa vuole veramente comunicare la Rai con La Caserma ai telespettatori di ogni età? “Provare a formare uomini o delle donne migliori”, la Rai pensa veramente che basta alzarsi all’alba per cantare l’inno d’Italia? Serve avere il coraggio di preferire la coscienza invece che l’obbedienza. E basare il proprio comportamento su un’etica. Sarebbe il caso che anche la Rai pensasse bene a cosa mandare in onda.

