Pochi conoscono l’esistenza di uno straordinario pezzo di storia affisso al muro e arrivato miracolosamente intatto fino ad oggi, come se ci volesse ancora riferire parole di condanna alla camorra del Re delle Due Sicilie Ferdinando IV di Borbone dopo oltre due secoli.
Due lapidi poste ai lati di Corso Garibaldi (anticamente chiamata “u vico ’e San Gennaro”) , strada del comune vesuviano di Torre Annunziata , testimoniano con un “Editto Regio” la denuncia e la lotta della Real Casa Borbone verso le attività illecite della primordiale Camorra. Bisogna fare una piccola analisi storica dell’epoca prima di capire le cause che spinsero ad affiggere tale legislazione. Quando nell’anno 1759 Carlo III di Borbone ereditò il regno di Spagna, concesse al suo secondogenito Ferdinando IV, il titolo di Re delle Due Sicilie. Sotto il suo regno si favorì nell’area vesuviana, in particolare nell’abitato di Torre dell’Annunziata, l’incremento dell’industria e delle attività commerciali alimentate per lo più dall’incalzante avanzata della “arte bianca” (pastifici), che assorbiva quasi del tutto le attività commerciali dell’epoca. Ma proprio questo aumento di scambi commerciali e di frenetiche attività diede luogo al diffondersi di una classe di sfruttatori che ne traevano illeciti guadagni sotto le vesti di “sansali”.
I sensali, a volte esplicitamente identificati come camorristi, costituivano dei veri e propri monopoli in cui imponevano «il diritto abusivo di sensalia» ricorrendo, dove era necessario, alla violenza.
Per frenare le frenetiche attività di chi ne autorizzava la sansalia e di chi la praticava, il governo centrale e il Re stesso, avendo promosso una campagna contro l’illegalità nel Regno delle Due Sicilie, sotto la guida del giudice Natale Maria Cimaglia, volle incidere nel marmo tale editto in modo che non venisse dimenticato dai posteri.

Questo è il contenuto delle lapidi senza alterazione alcuna per una più facile lettura:
FERDINANDO IV PER LA GRAZIA RICEVUTA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE E DI GERUSALEMME
INFANTE DI SPAGNA DUCA DI PARMA E PIACENZA E CASTRO E GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA & C.
D NATALE MARIA CIMAGLIA MILES & C. GIUDICE DELLA G. G. DELLA VICARIA E COMMISSARIO GENERALE DELLA CAMPAGNA CONTRO PUBLICI DELINQUENTI.
È STATO QUESTO TRIBUNALE INCARICATO PREMUROSAMENTE DISPORRE E FAR ESEGUIRE BANDO L’ABBOLIZIONE DELLA SANSALIA E DE SANSALI NELLA TORRE DELL’ANNUNZIATA E NEL CASALE DI BOSCO TRECASE ED ORA NUOVAMENTE COL REAL DISPACCIO DE 23 DEL CORRENTE MESE ANNO 1785
GLI È STATO ORDINATO DI DOVERSI RINNOVARE IL BANDO DI GIÀ EMANATO NELL’ANNO 1781 COLLA SPIEGA CHE SOVRANA DETERMINAZIONE E VOLONTÀ CHE DEBBA RESTAR PROIBITA NON SOLO L’ESAZIONE DI QUALUNQUE DIRITTO COL PRETESTO DELL’ABBUSIVA SANSALIA NELLA TORRE DELL’ ANNUNZIATA E NEL CASALE DI BOSCO TRECASE MA ASSOLUTAMENTE ANCORA PROIBITO A TUTTI E QUALSIVOGLIANO CITTADINI O FORESTIERI CON LICENZE DE RISPETTIVI BARONI DEGLI ESPRESSATI LUOGHI E SENZA DI ESSI L’ESERCIZIO DEL MESTIERE DI SANSALE ONDE RESTI ABBOLITO E DICHIARATO ABBUSIVO E CRIMINOSO IL NOME E MESTIERE DI SANSALE E QUALUNQUE SIASI ESAZIONE DI MERCEDE DRITTO E LUCRO SOTTO IL PRETESTO E RAGIONE DI SANSALIA PER PROCEDENTE AL NOME ED AUTORITÀ DE BARONI DE RISPETTIVI LUOGHI CHE PERÒ IN ESECUZIONE DE SUDDETTI SUPREMI REALI ORDINI VIDICEMO E ORDINIAMO CHE CONFERENDOVI PERSONALMENTE NEI DIVISATI LUOGHI DELLA TORRE DELL’ANNUNZIATA E BOSCO TRECASE DOBBIATE IN ESSI AD ALTA ED INTELLEGIBILE VOCE PUBLICARE BANDO COL QUALE FARETE NOTO TUTTE E QUALSIVOGLIANO PERSONE LA SOVRANA REAL DETERMINAZIONE NON SOLO DELL’ABBOLIZIONE DELL’ESAZIONE DEL DRITTO DI SANSALI SIANO FORESTIERI O NATURALI DE LUOGHI CON QUALSIVOGLIANO LICENZE CHE TENESSERO O AVESSERO DE RISPETTIVI BARONI E PERCIÒ NIUNO SOTTO LA PENA DELL’IMMADIATA CARCERAZIONE E DI DOCATI MILLE FISCO REGIO PER CIASCUN CONTROVENIENTE ALDISCA IN AVVENIRE DI ESIGGERE QUALUNQUE DRITTO SOTTO LA DETTA FIGURA DI SANSALIA NE DI ESERCITARE IL MESTIERE DI SANSALE IN DETTI LUOGHI ED AFFINCHE IL PRESENTE BANDO VENGA A NOTIZIA DI TUTTI E DI NIUNO IN AVVENIRE SI POSSA ALLEGARE CAUSA D’IGNORANZA VOGLIAMO CHE SI PUBLICHI E SE NE AFFIGGANO LE COPIE NE RISPETTIVI LUOGHI SOLITI DELLE UNIVERSITÀ DELLA TORRE DELL’ANNUNZIATA E BOSCO TRECASE E PERCHE LA MEMORIA NE SIA CONTINUA E PERPETUA ORDINIAMO PARIMENTE A TENORE DEI PRECEDENTI REALI ORDINI CHE IL BANDO PREDETTO SI SCOLPISCA IN MARMO E LA LAPIDE SIA SITUATA IN LUOGO PUBLICO DELL’ESECUZIONE DEL CHE SARÀ INCOMBENZATO UN SUBALTERNO DI QUESTO MEDESIMO TRIBUNALE IL PRESENTE SI PUBLICHI ED AFFIGGA COME SOPRA E INTORNI A NOI COLLE.
Una prima analisi del contenuto dell’editto, si comprende chiaramente che era mirato all’abolizione nella cittadina di Torre dell’Annunziata e del Casale di Bosco Trecase di tutte le attività di “Sansalia” o di “Sansale” in riferimento alle attività locali; inoltre si aboliva la validità abusiva di qualsiasi licenza considerata tale. In caso di inadempienza si andava incontro a pene esemplari, dalla immediata carcerazione all’ammenda di 1000 ducati che, per l’epoca, rappresentava una cifra abbastanza rilevante.
In chiusura degli editti viene riportato il nome di Natale Maria Cimaglia, giudice e vicario e promotore della campagna intrapresa con accordo del Re contro gli atti camorristici e di delinquenza cittadina. Poiché il bando sopra citato non riportò gli effetti sperati dalle autorità Borboniche, quindi decisero di riformulare un nuovo editto riportandolo su una nuova lapide questa volta affissa di fronte a Corso Garibaldi, in Corso Vittorio Emanuele III.

La seconda lapide riportava quanto segue:
“……. DELINQUENTI STROZZINI E SERVIENTI TANTO DI QUESTO REGIO TRIBUNALE SOLIDUM SAPRETE COME: ESSENDO PERVENUTA NOTIZIA DI TORRE ANNUNZIATA E NEL CASALE DI BOSCOTRECASE VI SIA NUOVAMENTE SENSALIA O SIA MEZZANIA GIÀ PROIBITA ESPRESAMENTE CON ATTO EMANATO DA QUESTO TRIBUNALE IN SEGUITO DI REGALE CONSIGLIO DELLE REALI FINANZE PER CUI LA POPOLAZIONE MALVAGITA DI TALI ASSERTI SENSALI O SIANO MEZZANI LA MAESTÀ SANTO ANNO 1800 SPEDITO PER LO ORGANO DELLA REGALE SE COMANDATO DI DARE SULL’ASSERTO TUTTE QUELLE DISPOSIZIONI DI QUALUNQUE ABUSO E CONTRAVVENZIONE COLLA INFORMAZIONE DI PERSONE CON ESSERVI VENUTO ANCO ALLA CARCERAZIONE AVRANNO SPEDITO IL PRESENTE BANDO SOPRA ENUNZIATO A CITRA PRAEVIDICIUM DELLE PENE NELLE QUALI CTIAMO E COMMETTIAMO COME DOBBIATE NEGLI AVVISATI LUOGHI DI BOSCOTRECASE AD ALTA ED INTELLEGIBILE VOCE MORE PRECONIS BANDO DEL QUALE IN ESECUZIONE DEI PRECITATI REGALI, ORDINA ASSOLUTAMENTE INTERDETTA L’ESAZIONE DEGLI ABUSI QUALUNQUE SENZA PRETESTO O COLORE IN QUESTA SUDDETTA TORRE COME ALTRESÌ CERTA VIETATO E PROIBITA A TUTTI E QUALSIASI BARONI I RISPETTIVI MINATE NELL’ALTRO SUDDETTO BANDO EMANATO IN APRILE DI DOCATI MILLE PER CIASCUNO CONTRAVENIENTE FISSO TUTTI IN AVVENIRE QUANTO DI SOPRA STÀ PRESCRITTO ALLA OSSERVANZA E DA NESSUNO POSSA ALLEGARSI CAUSA DI IGNORANZA AFFIGGA COME SOPRA E RITORNI A NOI ALL’ATTO DELLE DEBITE RELATE”.
Successivamente, il periodo del passaggio, dal Regno Borbonico a quello dei Savoia, rappresentò per la camorra un’occasione servita su un piatto d’argento. La “camorra in coccarda tricolore”, ben lungi dall’essere disciplinata come sperava il prefetto, trovò nella divisa la sua legittimazione. Contrabbando ed estorsione aumentarono a dismisura con guadagni rilevanti per i camorristi che, anche fuori dalle ore di lavoro, non smettevano mai la divisa. Forti furono le perdite di introiti per la dogana: tutte le merci in entrata a Napoli venivano intercettate e controllate dalla camorra al grido di “è roba d’ ‘o zi’ Peppe”, zio Peppe, ovvero Giuseppe Garibaldi. La camorra manifestò in quest’occasione per la prima volta il suo grande opportunismo, la capacità, ovvero, di sapere sfruttare, in barba a ogni ideale, congiunture e situazioni propizie.
Cav. Domenico Giuseppe Costabile

