«FATE PRESTO»! Due parole che rimbalzano nella memoria ad un titolo di un giornale e al conseguente ricordo di una data e di un evento. Il Mattino, 23 novembre 1980, Terremoto dell’Irpinia e del Vulture.
Una generazione segnata, quella dei cittadini di 3 Regioni, che aveva dai 5 ai 7 anni a salire in quella drammatica sera del23 novembre 1980: 2 scosse sismiche, la prima alle 19.34, alle 19.53 la seconda, magnitudo 6.9 la più violenta, 90 secondi, un’area di 17.000 chilometri, 6 province colpite, 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.
Numeri da paura, secondi di terrore, giorni di angoscia, mesi passati con il timore di nuove scosse, anni vissuti nel ricordo, per chi può ancora raccontarlo; dove si trovasse, cosa stesse facendo in quella tragica domenica sera, la fuga dalle case, la ricerca dei parenti, le notti passate in macchina, immagini vivide nel ricordo; e poi la contabilità dei morti, e la difficoltà di tornare ad una vita normale.
Resta nella mente anche la prima pagina de Il Mattino che, anche grazie ad Andy Warhol, è diventata memoria iconica, e che esprime nella sua sintesi l’angoscia di quando stava avvenendo nei paesi dell’Irpinia e quelli a ridosso del Vulture.
Quanto stava accadendo, la distruzione provocata dal terremoto, veniva percepito ma non si era ancora materializzato in chi non viveva in quei luoghi dove si sono contati il maggior numero dei morti, nell’entroterra lucano e campano; chi era scampato alla morte si rese conto di quanta distruzione avesse provocato il sisma anche grazie a quel titolo di quel giornale, tre giorni dopo. Era il 26 novembre 1980. L’Italia si scoprì nuovamente fragile di fronte agli eventi naturali, l’antropizzazione che aveva sfidato la natura risultò ancora una volta sconfitta.
Una ferita mai sanata, una messa in sicurezza del territorio mai avvenuta tra terremoti, alluvioni, dissesti idrogeologici, se è vero che a distanza di quel 23 novembre 1980, il Molise, l’Umbria, le Marche contano, a causa di eventi tellurici, i loro morti.
Fate presto, titoliamo nuovamente anche noi, affinché ciò che è accaduto 42 anni fa e che purtroppo ritorna ciclicamente possa diventare un ricordo. Fate presto, ma forse, oramai, era già troppo tardi.
Massimo Napolitano

