Elezioni regionali, 1/a proiezione Rai: in Umbria trionfa il Centrodestra. Salvini: “Impresa storica”. Bocciati M5s-Pd

Donatella Tesei al 57%, Vincenzo Bianconi al 37,5%, Claudio Ricci 3,2. E’ quanto stima la prima proiezione del voto in Umbria diffusa dalla Rai, che certifica il trend verso la vittoria del centrodestra alle Regionali.

La Lega al 36,5%, il Pd al 21,3% Fdi al 10,3%, il M5S 8,4, FI 6%, la Lista Tesei 4,4, la lista Bianconi per l’Umbria 4,1. Sono questi i dati della prima proiezione per la Rai, con un campione al 18%, sulle Regionali in Umbria.

Una sconfitta netta, che assomiglia quasi ad una disfatta. I primi exit poll sul voto in Umbria bocciano seccamente la coalizione M5S-Pd a sostegno di Vincenzo Bianconi. Secondo i primi dati il centrodestra a trazione Lega ao Donatella Tesei è in un range compreso tra il 56,5% e il 60,5% mentre la coalizione centrosinistra-M5S balla tra il 35,5% e il 39,5%. Indietro, molto indietro, Claudio Ricci che si attesterebbe tra l’1,5% e il 4,5%.

E’ la vittoria, soprattutto, di Matteo Salvini: la sua Lega viaggia sul 40% a distanza ormai siderale da FI, che potrebbe scontare anche il sorpasso di Fdi. “A occhio è un’impresa storica”, gioisce, a Perugia, il leader leghista. La vittoria di Tesei era ampiamente prevista. Una sorpresa, invece, arriva dall’affluenza. Alle 19 i votanti erano il 52,8%, tredici punti in più rispetto al 2015. Del resto, nel Giardino d’Italia ci hanno messo la faccia tutti i leader nazionali e, sul finale della campagna, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, protagonista della foto di Narni con Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e Roberto Speranza.

Una reunion che, evidentemente non ha pagato. E ora Salvini è pronto a chiedere il conto a un esecutivo da lui bollato come “abusivo”: il voto umbro avrà ripercussioni sul governo, ripete da giorni. Difficile, tuttavia, che la sconfitta umbra inneschi una crisi. A Palazzo Chigi, nel Pd e nel M5S la sconfitta era ampiamente calcolata e anche nella maggioranza l’obiettivo prefissato era renderla meno netta possibile. Diverso il discorso per l’alleanza Pd-M5S. La sconfitta in Umbria, con il possibile (stando ai primi exit poll) crollo del M5S riporta Di Maio nel mirino del dissenso interno.

L’Umbria rischia di diventare così un nuovo casus belli per i malpancisti (con gli ex ministri Barbara Lezzi e Giulia Grillo in testa) che, in realtà, puntano a rivoluzionare la leadership del Movimento e, in parte, anche a depotenziare il ruolo della Casaleggio. Una battaglia sulla quale, al momento, Di Maio sorvola. In fondo, ragionano i suoi fedelissimi, il capo politico è stato tra i più restii a dare il via all’alleanza civica con il Pd e l’esito del voto in Umbria non fa che dargli ragione. Non solo. Di Maio, spiegano i suoi, da giorni calca le città dell’Umbria laddove solo un manipolo di parlamentari – da Paola Taverno a Fabio Massimo Castaldo – hanno scelto di fare campagna elettorale. E, non caso, nel comizio di chiusura Taverna sottolineava: “io ci metto la faccia, quando si perde e quando si vince”. Certo, il voto in Umbria frena, di tanto, le ambizioni di chi nella coalizione con il Pd ci crede: da Beppe Grillo a Roberto Fico, fino a Giuseppe Conte. Proprio il premier, nella parte finale della campagna elettorale, ha scelto di scendere in campo. Ma, per il M5S, non basta. Conte, si ragiona tra i Cinque Stelle, se crede davvero in un’alleanza con i Dem ci deve mettere la faccia. Il Pd cerca di minimizzare la sconfitta.

Tra i Dem si sottolinea come lo scandalo Sanitopoli non permetteva speranze di vittoria. Per di più, si ragiona nel Pd, il voto umbro rispetta un trend ben consolidato nella Regione: gran parte dei principali Comuni è in mano al centrodestra e alle politiche del 2018, ad eccezione dell’area di Gubbio e del confine con la Toscana, Lega, FI e Fdi erano la prima coalizione dappertutto. L’orami sicuro tsunami leghista riaccende anche la battaglia interna alla coalizione del centrodestra.

Una coalizione nella quale Silvio Berlusconi rischia di vedersi superato da Giorgia Meloni. E il dato potrebbe accelerare le forze centripete che affliggono gli azzuri, sia verso Italia Viva sia verso Fdi. Non solo. Con una FI “terza gamba” della coalizione diminuisce nettamente il peso dell’ex Cavaliere nella scelta dei candidati presidente nelle Regionali del 2020. Con Salvini che guarda al voto del 26 gennaio in Calabria e soprattutto Emilia-Romagna: è scardinando l’ultimo fortino rosso che l’ex ministro punta a far cadere il governo.