È destinata a far discutere la vicenda che coinvolge don Francesco Balzano, sacerdote della Chiesa ortodossa-latina, finito al centro di una dura presa di posizione da parte della Diocesi di Nola. Con un comunicato diffuso lo scorso 28 luglio, la Curia ha definito le celebrazioni di Balzano e di altri ministri come “non legittimamente ordinati” e le loro messe come “millantate liturgie”.
Una dichiarazione che ha suscitato reazioni immediate e che, secondo la difesa del sacerdote, travalicherebbe i confini del confronto dottrinale.
Attraverso un comunicato stampa diffuso in queste ore, la difesa di don Balzano ha ribadito che il sacerdote appartiene a una confessione cristiana distinta dalla Chiesa cattolica romana, sottolineando come il principio di libertà religiosa, sancito dalla Costituzione e dal diritto internazionale, non consenta a una confessione di screditarne pubblicamente un’altra.
Secondo la nota, le affermazioni della Diocesi non si limiterebbero a un richiamo rivolto ai fedeli cattolici, ma configurerebbero una vera e propria delegittimazione pubblica, con gravi ricadute sulla reputazione del sacerdote e della comunità che rappresenta.
“Definire altri ministri religiosi come illegittimi – si legge nella replica – non solo danneggia la loro immagine personale, ma compromette anche il rispetto reciproco tra comunità di fede e la convivenza in un Paese pluralista”.
La difesa di Balzano parla apertamente di un danno morale e reputazionale suscettibile di azioni legali, sostenendo che la libertà di espressione non può trasformarsi in un “attacco diretto alla dignità altrui”.
La vicenda sembra dunque destinata a proseguire nelle aule di tribunale: la scelta di don Balzano di avviare un’azione legale viene presentata come una forma di tutela “contro un linciaggio mediatico ingiusto”, con l’obiettivo – precisano i suoi difensori – non di alimentare divisioni, ma di difendere la dignità del ministero e il principio stesso di rispetto reciproco tra confessioni.
Un caso che, al di là dei diretti protagonisti, tocca il delicato equilibrio nei rapporti tra le diverse comunità religiose presenti in Italia.

