Felipe VI, re di Spagna siede sul trono dal 2014, quando l’allora re Juan Carlos decide di abdicare a favore del figlio. È da quel preciso istante che la Spagna cambia, si rinnova sotto un solo nome quello di re Felipe VI, o forse meglio dire sotto due nomi re Felipe VI e regina Letizia. Si, perchè nelle scelte del re gioca un ruolo fondamentale sua moglie Letizia, ex giornalista diventata regina per amore.
Sono le scelte, quelle difficili da prendere, che stanno caratterizzando il trono di re Felipe, che proprio in queste ore ha dovuto prendere una delle decisioni più complicate, l’allontanamento del padre Juan Carlos. Un allontanamento volontario si legge nel comunicato, che però sicuramente è stato concordato con il figlio o addirittura imposto da quest’ultimo.
Con questa decisione, ancora una volta la corona, la famiglia, la Spagna e la dignità sono salve. Salvo e soprattutto il rapporto tra la famiglia reale l’intera Spagna, che in questi anni molto spesso è stata a un passo dal colpo di Stato.
L’esilio di Juan Carlos I, penultimo re di Spagna, è iniziato domenica scorsa quando ha lasciato la Zarzuela, la residenza dei Borbone alle porte di Madrid, la nuova destinazione è forse provvisoriamente Santo Domingo, ma la Casa Reale spagnola non conferma ne smentisce. Nemmeno la parola “esilio” viene utilizzata nel comunicato ufficiale cui è allegata la lettera che il re emerito ha lasciato al figlio e successore, Felipe VI, annunciandogli la decisione di trasferirsi fuori dalla Spagna: «Maestà, caro Felipe – inizia così la missiva resa pubblica dopo la partenza di Juan Carlos -, con lo stesso spirito di servizio verso la Spagna che ha ispirato il mio regno e di fronte alla ripercussione pubblica che stanno generando certi fatti del passato della mia vita privata, desidero manifestarti la mia più assoluta disponibilità per contribuire a facilitare l’esercizio delle tue funzioni, nella tranquillità e nella quiete che richiede la tua alta responsabilità. Il mio retaggio e la mia propria dignità come persona me lo impongono».
Lo scandalo che ha trascinato Jan Carlo fuori dal regno
A far crollare il castello è stata la valanga di rivelazioni sui fondi neri detenuti da Juan Carlos in paradisi fiscali e condivisi con l’ex amante Corinna Larsen, moglie divorziata del principe tedesco Johann zu Sayn-Wittgenstein. Da quando, due anni fa, la procura di Ginevra ha aperto un’indagine sui movimenti di 100 milioni di dollari atterrati dall’Arabia Saudita su un conto intestato alla Fondazione Lucum creata a Panama nel 2008 e sciolta nel 2012, quando 65 milioni di euro furono dirottati su un altro conto alle Bahamas intestato invece a Corinna, è iniziato lo stillicidio di notizie sui “tesoretti” del re ormai ritirato dalla vita pubblica. Sono stare rese note registrazioni telefoniche in cui la nobildonna parla di tangenti e del denaro di cui Juan Carlos pretendeva la restituzione, a fine idillio. Peggio, gli avvocati londinesi di Corinna Larsen hanno informato quelli della Casa Reale che anche Felipe VI era stato iscritto, a sua insaputa, tra i beneficiari di una seconda fondazione, “Zagatka” con sede in Liechtenstein, di cui era intestatario il cugino del padre, Alvaro d’Orleans, e che finanziava viaggi privati di Juan Carlos e di Corinna
La rabbia di re Felipe e la rinuncia all’eredità paterna
Gia qualche mese fa, quando le indagini sono state rese pubbliche dal quotidiano inglese The Telegraph, l’indignato re Felipe si è auto diseredato da qualunque patrimonio legittimo o illegittimo del padre e lo ha privato del suo vitalizio annuale. Anche con questa scelta Felipe all’epoca dei fatti salvò nuovamente la monarchia. Ciò non ha però evitato che anche la Corte Suprema s’interessasse a tutti quei movimenti di denaro sfuggiti all’Agenzia delle entrate spagnola, prima ma soprattutto dopo che Juan Carlos ha lasciato il trono. E soprattutto non ha scongiurato il crollo dell’immagine pubblica dell’ormai ex capo dei Borbone.
Le reazioni dell’opinione pubblica e la separazione a palazzo con Sofia
Se l’allontanamento dalla Spagna e dall’Europa dell’ex re, è stata concordata con il figlio e con il governo spagnolo presieduto dal socialista Pedro Sánchez, reazioni e pettegolezzi sfuggono a ogni controllo. Da un lato ci sono la stima e la gratitudine di Felipe VI per il passo indietro del padre, che abdicò sei anni fa in suo favore; l’apprezzamento del governo (o meglio della metà socialista, giacché gli alleati di Podemos, con Pablo Iglesias in testa, hanno definito l’uscita di scena una fuga dalle proprie responsabilità); e il plauso dei conservatori del Partido Popular, all’opposizione, che ne difende l’eredità morale.
Dall’altro ci sono i repubblicani, gli indipendentisti catalani che considerano la monarchia un relitto da seppellire e che sono furiosi perché al monarca non è stato ritirato in tempo il passaporto. Questa mattina le pagine dei quotidiani spagnoli sono dense di commenti, considerazioni e pronostici. C’è chi non dimentica la regina Sofia moglie legittima di Juan Carlos, che con dignità ed in maniera silente non ha mai pubblicamente alzato neppure un sopracciglio contro il marito, dal quale però vive da tempo separata di fatto. La madre di Felipe VI non ha seguito il re emerito nella sua nuova residenza all’estero ed è rimasta alla Zarzuela, accanto al re, alla regina Letizia e alle infante Leonor (la maggiore ed erede al trono) e Sofia. E poi ci sono i pareri dei giuristi, secondo i quali la procura Svizzera non è tenuta a fermarsi di fronte all’immunità garantita dalla legge spagnola a Don Juan Carlos I per i 39 anni in cui ha regnato, perlomeno non per quanto riguarda le sue “azioni non ufficiali”. Infine c’è la replica degli avvocati che assicurano la disponibilità del sovrano pensionato all’estero a presentarsi davanti ai giudici qualora lo richiedessero.
L’allontanamento della sorella Cristina

