«Il crescente distacco tra cittadini con disabilità, (insieme alle loro famiglie) e le politiche che si registrano nel nostro Paese non sono ascrivibili solo a qualunquismo, disinteresse o protesta, più o meno consapevole, nei confronti di una classe politica inadeguata e corrotta».
Così in una nota il nuotatore disabile originario di Torre Annunziata, Salvatore Cimmino.
«È indice – continua – di qualcosa di più grave: una radicale perdita di fiducia nella democrazia come veicolo di cambiamento ed emancipazione sociale, che oggi interessa in particolare i più svantaggiati. Per usare un ossimoro, persone con disabilità senza politica: come dire genitori senza figli. Girando l’Italia, (a nuoto), ho potuto constatare un disamoramento totale per le istituzioni, persone in preda alla rassegnazione perché le disabilità si traducono sovente in handicap, (limitazioni), in relazione alle barriere, (giuridiche, architettoniche, psicologiche e sociali), che si incontrano quotidianamente».
«Per tutto questo – aggiunge Cimmino – sto lavorando a una proposta di Legge che mira a rendere esigibile il diritto alla dignitosa esistenza delle persone con disabilità e le loro famiglie. Una proposta di Legge che mira ad estendere, anche agli invalidi civili, come già avviene per gli infortunati sul lavoro, a fruire delle tecnologie e delle cure più avanzate di cui alla legge n. 18 del 3 marzo 2009, con cui il Parlamento ha autorizzato la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità».

