Pennivendoli, abusivi, prezzolati, chi più ne ha più ne metta. La categoria dei giornalisti continua ad essere nell’occhio del ciclone, anche perché non tutti sentono questa professione come una missione, un dovere civico. Editori e giornalisti sono spesso condizionati da poteri economici legati a doppio filo con la politica e a volte anche con la malavita organizzata e, se a questo si aggiunge che i giornalisti, quando va bene, hanno una retribuzione spesso inferiore al minimo contrattuale, si spiega perché l’Italia sia scesa dalla 41° posizione alla 58° in un solo anno nella classifica mondiale della libertà di stampa.
“Al soldo di” o sottopagati ma anche minacciati, questo è il quadro tragico di un Paese che continua ad arrancare sulla libertà di informazione.
Eppure ci sono giornalisti freelance che, attraverso i canali social, potrebbero svolgere la propria professione senza alcun condizionamento, ma spesso questi scambiano la libertà di parola con quella di insultare chi ha la sola colpa di non pensarla allo stesso modo.
Salvatore Sparavigna (nella foto da Facebook) – un valido giornalista se fermasse il suo agire nelle inchieste che, ricordiamolo, hanno scoperchiato gli intrecci tra malapolitica e lobby affaristico-criminali a Torre Annunziata, ma che evidentemente non riesce a evitare di offendere anche chi si rende responsabile di maltorti – è stato nuovamente sospeso dal Consiglio disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti della Campania per “il ripetersi di comportamenti contrari all’etica giornalistica” e in passato “sanzionato con una sospensione di tre mesi dal III° collegio del Consiglio Territoriale di disciplina della Campania, decisa con delibera del 1 ottobre 2020”.
Se nella prima sospensione ad accusarlo era stato Antonello Sannino – all’epoca presidente dell’Arcigay Campania – per attacchi personali omofobi e sessisti, questa volta a denunciarlo all’Ordine disciplinare è stato Mario Menichini, testimone della Procura della Repubblica di Torre Annunziata che aveva fornito la propria versione dei fatti in merito ai tragici accadimenti sul crollo del palazzo di via Rampa Nunziante avvenuto il 7 luglio 2017 a Torre Annunziata in cui persero la vita 8 persone, più volte accusato e deriso via social da Sparavigna.
“Non conosco personalmente il signor Sparavigna – afferma Mario Menichini, che ha prodotto gli elementi al Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Campania – e ancora non capisco le ragioni di tanto accanimento nei miei confronti, al punto di arrivare a rivolgermi pesanti offese personali, al limite dell’inverosimile”.
“La mia denuncia – continua Menichini – non serve solo a ristabilire la verità dei fatti, ma è anche un dovere civico per evitare che in seguito altri possano subire gli stessi comportamenti intollerabili”.
“Mi rimetto – conclude Mario Menichini – alla competenza, nonché alla volontà decisionale degli organi e delle autorità competenti ai quali mi sono rivolto”.
La sospensione di 6 mesi può essere impugnata da Sparavigna qualora decidesse di contestare la stessa al Consiglio di Disciplina Nazionale al quale potrebbe rivolgersi come non ha fatto il 6 giugno, il 25 luglio e il 7 settembre, quando non si è presentato per depositare le proprie controdeduzioni alla Commissione regionale dell’Ordine dei Giornalisti.
Dicono che la penna uccide più di una spada, in molti casi però assistiamo a degli harakiri che dovrebbero e potrebbero essere evitati con l’uso sapiente delle parole.
Massimo Napolitano

