“Preghiamo per questi quattro giovani che sono scomparsi prematuramente per l’incuria dell’uomo”.
Ha esordito così il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, che ha officiato i funerali dei quattro ragazzi di Torre del Greco che hanno perso la vita in seguito al crollo del ponte autostradale avvenuto a Genova tre giorni fa. In migliaia hanno preso parte ai funerali nella Basilica Santa Croce di Torre del Greco. Lacrime, ma anche forte commozione.
“La nostra partecipazione – ha aggiunto Sepe – vuole essere, non pessimismo, ma guardare in Alto per essere accolti in Paradiso. Tutta la città è qui per essere vicina ai familiari di Matteo, Antonio, Gerardo e Giovanni.
Sono quattro giovani perbene. Quattro vite spezzate a 26 e 29 anni. Gli anni dei sogni, delle speranze”.
“Perché sono morti?”, si chiede il Cardinale. “Vittime della natura? No. Vittime dell’imprudenza? No. Vittime del destino? Ma quale destino. Qualcuno dice che in questo momento non dobbiamo pensare alle cause della morte. Ma non è vero. Per rispetto di chi ha perso la vita vogliamo la verità. Per i nostri concittadini, ma anche per tutte le altre vittime. Non si può morire per negligenza. Non sono morti perché lo ha voluto il destino”.
“Alle mamme, alle fidanzate e ai parenti però diciamo di non farsi abbattere dal dolore ma di trovare conforto nella Croce di Cristo. Per una mamma non ci sono parole di conforto e solo la fede in Cristo può essere di aiuto per superare momenti tragici come questo”.
La speranza, ha concluso il Cardinale Sepe, “è che queste morti siano simbolo di rinascita”.

Poi il saluto del sindaco di Torre del Greco Giovanni Palomba: “Giovanni Battiloro tra pochi giorni avrebbe coronato il sogno della sua vita, diventare giornalista professionista…
Le auto, le moto, i motori hanno caratterizzato la vita di Matteo Bertonati. Aveva perso il padre ma aveva i piedi per terra. Nonostante le difficoltà, era diventato molto presto un vero uomo.
Gerardo Esposito aveva deciso di entrare nella Marina Militare. Era una persona molto umile, per tutti era semplicemente Gerry.
Antonio Stanzione si dava da fare in mille mestieri, la sua passione per la musica, era un promettente dee jay, era lui l’anima dei locali della movida.
Abbiamo perso quattro angeli. Hanno perso la vita per negligenza. Non spetta a me giudicare, lo farà la magistratura”.

