Crollo a Torre Annunziata: tutti i retroscena del cedimento di via Rampa Nunziante

Entro nel vivo il processo a carico di 16 persone ritenute responsabili del crollo di via Rampa Nunziante, avvenuto la mattina del 7 luglio del 2017 a Torre Annunziata. In aula, dinanzi al Giudice Todisco, si è proceduto al controesame del maresciallo dei Carabinieri, Antonio Russo, uno dei testi dell’accusa (rappresentata dal pm Ambrosino) che seguì le indagini all’epoca dei fatti.

Presente in aula anche il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, in rappresentanza del Comune oplontino, parte civile nel processo.

“Ci fu una riunione il 6 luglio al secondo piano – spiega il maresciallo Antonio Russo -. Erano presenti Velotto, Manzo, Cuccurullo, Bonzani, Chiocchetti e Cuomo”.

Prima ancora c’era stata un’assemblea, quella del 12 aprile 2017, convocata dall’amministratore Roberto Cuomo.

All’ordine del giorno, “i lavori di manutenzione straordinaria in una relazione a firma dell’architetto Bonzani”.

Alla domanda sul ruolo di Giacomo Cuccurullo, deceduto in seguito al crollo insieme alla sua famiglia, Russo ha precisato che “abitava lì, al quinto piano, ed era capo dell’Utc di Torre Annunziata con specifica delega al controllo sulla staticità degli edifici”.

L’attenzione della difesa si è poi spostata su alcuni interventi strutturali al primo piano.

“Il solaio tra il primo piano e il vano condominiale – aggiunge il maresciallo dei carabinieri – è stato rifatto senza alcuna autorizzazione. Un intervento quindi abusivo. Un solaio con travi di ferro visibili ma, non essendo un tecnico, non saprei dire se gli stessi fossero stati realizzati di recente o meno”.

E’ stato poi ascoltato il maresciallo dei carabinieri Marino, il quale ha parlato di un “compromesso tra la moglie di Lafranco e Velotto. Due assegni da 75mila euro ognuno quale anticipo per l’acquisto dell’immobile al secondo piano a 210mila euro.

In realtà l’immobile sarebbe stato venduto a 370mila euro. Poi la mattina del crollo, un nuovo documento dal notaio per la rettifica dell’acquisto a 210mila euro”.

Un intero palazzo, di cinque piani, realizzato senza autorizzazione.

“In seguito alle indagini – spiega Marino – abbiamo appurato che c’era un titolo abilitativo del 1957 per la realizzazione di una villetta a due piani e un documento di abitabilità relativo all’anno 1959”.

C’è poi la questione delle chat di WhatsApp, due per l’esattezza. Nella seconda, quella dei “superstiti”, Cuomo riferendosi a Chiocchetti scrive: “Con tutti gli abusi che sta facendo, sta indebolendo il palazzo”. Mentre Lafranco dice: “Chiamatemi solo se cade il palazzo”.

Affermazioni che, per il teste Romano, “facevano presagire il tragico crollo, che poi c’è stato”.

Gli imputati:

Massimiliano Bonzani, Aniello Manzo, Giacomo Cuccurullo, deceduto nel crollo, Roberto Cuomo, amministratore del condominio, Gerardo Velotto, proprietario dell’appartamento al secondo piano, Massimo Lafranco, Rosanna Vitiello, Ilaria Bonifacio, Emilio Cirillo, Mario Cirillo.

Imputati per falso ideologico in atto pubblico Rita Buongiovanni, Giuseppe Buongiovanni, Donatella Buongiovanni, Roberta Amodio, “che – specifica la Procura – in qualità, dapprima, di promittenti venditori e, poi, di venditori dell’immobile interessato dal crollo in favore di Rosanna Vitiello, Ilaria Bonifacio, Aniello Manzo, Emilio Cirillo, Marco Cuccurullo, Roberto Cuomo e Fortunato Massimiliano Lafranco, attestavano falsamente nel contratto preliminare di vendita stipulato davanti al notaio Domenico di Liegro in data 20.07.2015 e nel contratto definitivo rogato il 21.04.2016 davanti al medesimo notaio, che l’intero fabbricato era stato realizzato in epoca antecedente al 1 settembre 1967 in conformità alla normativa vigente; attestazione non veritiera.