Crollo a Torre Annunziata, l’agghiacciante racconto di Brancaccio: “Scesi alle 6 del mattino, pochi minuti e ora non sarei qui a parlare”

“Erano le 6 del mattino, quando scesi di casa. Pochi minuti ancora e, oggi, non sarei più qui a parlare”. Agghiacciante il racconto della signora Brancaccio, una dei testimoni nel processo a carico di 15 persone ritenute responsabili del crollo avvenuto il 7 luglio del 2017 in via Rama Nunziante, a Torre Annunziata.

Lei è viva per miracolo e, dinanzi al Giudice Todisco, ripercorre quei momenti che anticiparono il tragico crollo, in seguito al quale hanno perso la vita otto persone.

“Mi accorsi di alcune crepe e chiamai l’architetto Giacomo Cuccurullo. Mi invitò a dormire in un’altra stanza, quella che poi è crollata.

Al piano di sotto, dove c’è l’accesso al giardino, c’era una finestra trasformata in balcone. Non la vedevo dal mio balcone ma un giorno scesi giù per lamentarmi e vidi che la finestra non esisteva più”.

Poi ancora: “Io abitavo in fitto in un appartamento di Aniello Manzo. Mi lamentai di queste crepe che mostrai sia a Cuccurullo sia a Manzo.

Crepe che si erano venute a creare nella stanza che affaccia sulla ferrovia. Era il giorno precedente al crollo. Era la mezza quando vennero su. La mattina poi il tragico evento. Io scesi alle 6 del mattino del 7 luglio 2017. Pochi minuti dopo e sarei morta anche io”.