Covid, oggi in Cdm il nuovo decreto: si lavora a meccanismo aperture

E’ ancora aperta la discussione nella maggioranza in vista del Consiglio dei ministri delle 17.30 chiamato a dare il via libera alle nuove norme anti-Covid dal 7 al 30 aprile. Norme che, secondo le schema sancito nell’ultima cabina di regia, prevedono un’Italia o rossa o arancione, escludendo quindi la riapertura a pranzo, prevista dal colore giallo, di bar e ristoranti.

Niente zone gialle fino al 30 aprile? “La situazione è ancora grave, dobbiamo procedere spediti con le vaccinazioni e raggiungere il traguardo delle 500mila somministrazioni al giorno. L’unico pensiero ora deve essere la salute dei nostri cittadini”.

Così risponde il ministro ai Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà (M5s), a chi lo interpella fuori da Palazzo Chigi sul decreto legge Covid che sarà nel pomeriggio in Consiglio dei ministri.

Prosegue intanto il pressing degli “aperturisti” – Lega in testa – perché nel decreto sia inserito un meccanismo che consenta di fare un “tagliando” alle misure e di applicare regole meno rigide ad alcune Regioni se lo permettessero dati del contagio particolarmente bassi. Ma al momento non sarebbe stato deciso se, e come, questo meccanismo sarà introdotto nel testo.

Una soluzione è allo studio e la discussione dovrebbe proseguire direttamente in Cdm, visto che, ad ora, non è prevista alcuna cabina di regia prima della riunione.

“Sulle aperture noi sosteniamo la linea Draghi: quindi se i dati scientifici portano in zona rossa, si chiude. Se ad aprile i dati portano una regione in zona gialla lì si apre. Non ci possono essere i dati scientifici e a senso unico: quando va male scatta, sennò aspetti. E’ inaccettabile”, ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini in una conferenza stampa. E in vista dei decreti in discussione dal governo, ha aggiunto: “Conto che il Consiglio dei ministri prenda atto di quello che la scienza dice”. “A meno che ci sia qualcuno che per ideologia vede solo rosso”, ha concluso annunciando: “Sono pronto a confrontarmi con Speranza”.

L’altro tema caldo è quello dei viaggi all’estero: l’ordinanza emanata ieri dal ministero della Salute sull’obbligo di tampone e quarantena di 5 giorni per chi va all’estero e rientra in Italia o per chi entra dall’estero in Italia potrebbe essere prorogata fino al 30 aprile. Ma c’è chi, nella maggioranza, continua a nutrire qualche dubbio. “E’ un deterrente per chi vuole recarsi all’estero ma anche per quei pochi europei che vogliono venire in Italia”, spiega una fonte della maggioranza.

E poi c’è il dossier scuola, in merito al quale l’ipotesi è che il governo intervenga, per iscritto, per obbligare, di fatto, le Regioni a mantenere la frequentazione in presenza fino alla prima media anche in zona rossa come sarà previsto nel decreto. Dopo il Consiglio dei ministri, per ora, non sarebbe prevista alcuna conferenza stampa, né del premier Mario Draghi né dei ministri Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini, come accade nel primo dl anti-Covid del nuovo governo.

Il provvedimento dovrebbe contenere anche l’obbligo di vaccinarsi non solo per i medici a stretto contatto con i malati ma per tutto il personale che lavora in strutture sanitarie. Il decreto legge che entrerà in vigore dal 7 aprile sarà sul tavolo del Cdm.

PERSONALE SANITÀ TUTTO VACCINATO O STOP STIPENDIO: La norma più ‘forte’ è sicuramente quella che prevede l’obbligo di vaccinazione per tutto il personale della sanità. In un primo momento si era valutato di disporre l’obbligo solo per i medici che lavorano a contatto con i malati ma l’ipotesi che si sta facendo strada in queste ore è di estendere il provvedimento a chiunque lavori in una struttura sanitaria: medici, infermieri, operatori sociosanitari, dipendenti di Rsa e studi privati. Il decreto indicherà anche delle sanzioni per chi rifiuta il vaccino: non ci sarà il licenziamento ma la sospensione dello stipendio per un tempo congruo all’andamento della pandemia.

Quando si raggiungerà l’immunizzazione di massa o si registrerà un calo importante della diffusione del virus, la sanzione verrebbe revocata. Nel decreto ci sarà anche lo ‘scudo penale’ per i somministratori, limitando la punibilità ai soli casi di colpa grave.

Nel decreto, infine, ci sarà una norma per sbloccare tutti i concorsi nella Pubblica amministrazione, compreso quello per i magistrati, dopo il via libera del Comitato tecnico scientifico al protocollo messo a punto dal ministero della Funzione Pubblica. Si potranno fare i concorsi a patto che si svolgano su base regionale e provinciale, evitando dunque lo spostamento dei candidati da una regione all’altra, e, dove possibile “in spazi aperti”.

Fonte Ansa.it