Coronavirus: Conte rivede le Regioni il 22, spiragli per ripartenze il 27

La riapertura dal 4 maggio di aziende e uffici, con una forte dose di smart working, orari scaglionati e autobus a ingresso limitato. E un primo parziale allentamento del “lockdown” con spostamenti di lavoratori e riapertura dei parchi ma rinviando l’apertura indiscriminata di bar e negozi. Si va definendo, in una serie di riunioni tra il premier Giuseppe Conte, numerosi ministri, il capo della task force per la “fase 2” Vittorio Colao e alcuni rappresentanti del comitato tecnico scientifico, il piano nazionale per la ripartenza. Il premier ferma fughe in avanti: non ci saranno riaperture la prossima settimana. Ma il pressing delle Regioni del Nord e di Confindustria è fortissimo.

Decisive comunque per la ripartenza sono le Regioni, che in una riunione serale con il premier dicono sì alle linee guida nazionali ma con un prolungamento delle limitazioni di spostamenti tra Regioni e comunque un’autonomia territoriale.

Ai rappresentanti di Regioni e Comuni il premier torna a chiedere collaborazione: basta fughe in avanti, basta annunci e pressing per riaperture accelerate.

Ma è chiaro che i territori sono il punto di tenuta. E non aiuta la cacofonia di voci dei presidenti da chi come Luca Zaia che chiede di “allentare subito tutto” a Vincenzo De Luca pronto a ribadire che c’è “la quarantena per chi arriva in Campania da zone a rischio”.

Tra le ipotesi per una riapertura a step ci sono anche macroaree di rischio, “zone rosse” e stop agli spostamenti tra le regioni. Ma è su linee nazionali e un riavvio graduale del motore che ragiona il governo.

L’idea è permettere a tutti di lavorare dal 4 maggio e poi pian piano allentare le limitazioni per i cittadini: i lavoratori, con fasce orarie spalmate per evitare affollamenti, potranno spostarsi, i bambini potranno tornare nei parchi. Ma potrebbero esserci regole più severe per gli anziani. E maggiori tutele per i più deboli. Si potrà andare a fare jogging da soli ma è difficile, viste le contrarietà nel governo, che i bar e ristoranti riaprano il 4: se ne potrebbe riparlare più avanti. Il pressing sulla ripartenza delle aziende però è molto forte.

E Confindustria lancia l’allarme: il 43,7% delle imprese affronta problemi gravi e secondo un sondaggio gli imprenditori si sentono disarmati e arresi a ricorrere alla cassa integrazione. L’Emilia Romagna presenta al governo un piano per la ripresa per filiere produttive, fra cui automotive, moda, nautica e offshore, per salvaguardare l’export. E poi edilizia e costruzioni. Le Regioni, rappresentate nella task force da Bonaccini, Fontana e Musumeci, in un documento chiedono espressamente che le filiere ripartano dal 27 aprile. Nuovi incontri sono in programma a inizio settimana, la cabina di regia si rivedrà mercoledì.

Raggi, più poteri ai sindaci – Poteri ai sindaci su “modello Genova” per avere nella Fase 2 deroghe sulle procedure di gara, quindi meno burocrazia e più rapidità nel riaprire cantieri, ma anche linee guida precise per quanto riguarda i trasporti per affrontare, al momento della riapertura, l’aumento improvviso di mobilità privata. Questi, secondo quanto si apprende, alcuni dei temi portati dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi alla riunione di questa sera tra il premier Giuseppe Conte e gli enti locali. Tra le proposte anche l’equo canone per gli affitti dei negozi.
Bonafede, ripartenza sarà in sicurezza  – “La riunione di oggi è stata molto utile. Stiamo continuando a lavorare in grande sinergia con il comitato scientifico e la task force di Palazzo Chigi, per una ripartenza che non metta a rischio i risultati a cui siamo arrivati, grazie all’impegno di tanti cittadini, nella lotta al Coronavirus. La ripartenza dovrà avvenire in sicurezza ”. Così il capo delegazione del M5S, Alfonso Bonafede.