Concorso per Dirigenti scolastici: la negazione del codice sorgente

È orami trascorso quasi un anno dall’espletamento della prova scritta per il reclutamento di Dirigenti Scolastici, eppure l’incandescenza delle criticità sottese alla procedura selettiva concresce in attesa del pronunciamento degli Organi giurisdizionali. Dopo la sentenza di annullamento del primo Giudice, ricordiamo infatti che il Consiglio di Stato deciderà nel merito il prossimo 12 marzo, quando si vaglieranno le doglianze assorbite nella rilevata incompatibilità di alcuni Commissari. Il punto di svolta è, nondimeno, costituto dall’udienza del 10 ottobre concernente il diritto di accesso al codice sorgente, in vigenza della sentenza n. 7333 del 6 giugno 2019 del TAR Lazio, che ha ritenuto fondata la pretesa di accedere all’algoritmo che ha gestito e generato il software relativo allo svolgimento della prova scritta.

Ma cerchiamo di capire meglio l’incidenza del predetto dispositivo nella causazione di quegli effetti distorsivi dalla portata invalidante tuttora pendenti. Innanzitutto, la responsabilità di gestione delle operazioni procedurale è imputabile al MIUR, mentre il CINECA non rappresenta in giudizio un controinteressato in senso tecnico, mentre sono “interessati” quanti, indipendentemente dalla posizione soggettiva, intendano verificare eventuali malfunzionamenti dell’applicativo utilizzato. Infatti, leggiamo nella succitata sentenza che “il carattere informatico del file e del relativo algoritmo non fa venire meno la pretesa di parte ricorrente […]”. È innegabile, infatti, che l’informatizzazione dei procedimenti amministrativi garantisca di fatto la tracciabilità e la trasparenza degli atti endoprocedimentali.

L’aspettativa è dunque che il prossimo 10 ottobre il Consiglio di Stato rigetti l’appello del MIUR e consenta l’accesso al codice sorgente. L’Amministrazione, ottemperando al dettato giuridico, potrebbe finalmente ricomporre la propria immagine pubblica, attualmente “sfigurata” dalla condotta elusiva e omissiva opposta alle numerose istanze di accesso. L’ostensibilità del codice sorgente, infatti, permetterebbe di vagliare l’efficacia e la legittimità degli strumenti informatici utilizzati per la preparazione, la gestione, il controllo, la verifica e la chiusura di tutte le operazioni concorsuali. Ci duole constatare, infatti, che i fattori di alterazione del funzionamento hanno determinato notevoli distorsioni nella formazione del giudizio presso le Commissioni esaminatrici (anch’esse censurabili per incompatibilità di taluni membri e per violazione del principio di competenza tecnica). Segnaliamo a tal riguardo la non conformità della procedura rispetto al tutorial diffuso dal MIUR; la non idoneità dei dispositivi di memoria e delle relative operazioni di salvataggio; l’elevato rischio di perdita dati; la possibile ripudiabilità dell’abbinamento prova-candidato. D’altronde, il denunciato malfunzionamento è stato già oggetto di contenzioso, né sorprende la decisione del Consiglio di Stato (n.15/2015 del 5.01.2015) di ritenere integrata la violazione del principio di imparzialità e trasparenza nello svolgimento delle prove selettive ad evidenza pubblica affidate, nel caso in ispecie, al CINECA.

In assenza di eccezioni legittimamente sollevabili, specifichiamo che il diritto di accesso, sussistente ex art. 22, legge 241/1990, è immanente alla posizione soggettiva di chi partecipi ad un concorso pubblico, come portatore di un interesse “[…] sicuramente differenziato rispetto alla generalità degli appartenenti alla comunità, ossia dell’interesse alla regolarità della procedura svolta, in funzione della tutela di una posizione che ha rilevanza giuridica, quale è quella di partecipante ad un concorso pubblico” (Cfr. T.A.R.Veneto, 3 nov. 1999, n. 1771).

Quanto premesso è dunque sufficiente a suffragare l’aspettativa che sia garantito il diritto di accesso e con esso i principi posti a presidio del buon andamento e dell’imparzialità.

Professoressa Ilaria Di Leva

Professore Antonio Langella