Colpi pistola contro pizzeria storica. L’allora presidente Usa Clinton si fermò a mangiare pizza

La scorsa notte, attorno alle 3, in via dei Tribunali, a Napoli ignoti hanno esploso colpi d’arma da fuoco contro la storica pizzeria Di Matteo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia Napoli-Centro e del nucleo radiomobile che hanno riscontrato 4 fori nella serranda del locale e rinvenuto sul selciato 9 bossoli. La pizzeria Di Matteo è un locale storico della città, conosciuta da residenti e turisti soprattutto per la specialità della pizza fritta. Nel luglio del ’94, in occasione del G7 che si svolgeva a Napoli, durante un fuoriprogramma nel corso di una passeggiata nel centro storico della città, l’allora presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, andò a mangiare una pizza margherita ‘a libretto’.

“Dopo la bomba all’esterno del locale di Sorbillo e gli spari contro la pizzeria di Granieri a Forcella, durante la notte qualcuno ha esploso quattro colpi di pistola contro la saracinesca della pizzeria Di Matteo in via dei Tribunali. Evidentemente chi minimizzava i precedenti due episodi non ha la percezione dell’ondata criminale che sta investendo il centro storico. Da tempo denunciamo il clima di insicurezza avvertito da commercianti e residenti ma le risposte tardano ad arrivare”.

Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il consigliere del Sole che Ride alla II Municipalità Salvatore Iodice.
“L’intimidazione subita da Di Matteo – proseguono Borrelli e Iodice – è solo l’ultimo episodio di una serie che non smette di allungarsi. Salvini disse che avrebbe eliminato la camorra in pochi mesi ma, a quanto pare, la situazione si sta evolvendo in direzione opposta. Mentre lui fa promesse il centro storico è sempre più una polveriera. I camorristi non si sono mai sentiti così padroni delle strade prima di ora”. “Ci siamo recati presso la pizzeria per esprimere la nostra solidarietà alla famiglia Di Matteo. Chi fa impresa e crea lavoro non deve essere lasciato solo. Ora però servono le risposte. Il ministro dell’Interno faccia il suo dovere e invii i rinforzi che ha promesso”, concludono Borrelli e Iodice.