Chiusa la produzione alla Whirlpool Napoli: gli operai occupano i binari della stazione – Il Video

Il 31ottobre è stata fermata la produzione nel sito della Whirlpool di Napoli, ed oggi gli operai della fabbrica di San Giovanni a Teduccio sono di nuovo in strada a manifestare, dopo che la settimana scorsa era stata bloccata l’autostrada Napoli – Roma. La strada che hanno percorso è quella che dallo stabilimento è arrivata fino alla stazione delle FS di piazza Garibaldi, meta tenuta nascosta fino all’ultimo secondo affinché non fossero fermati dalle forze dell’ordine.

Gli operai, arrabbiati, ma tanto, anche perché in questi ultimi anni hanno preso uno stipendio di circa 800 euro al mese per colpa dei contratti di solidarietà e che considerano un’elemosina il pagamento degli stipendi da parte dell’azienda per altri due mesi, hanno forzato i blocchi del personale della sicurezza della stazione e scavalcando le barriere in plexiglass sono riusciti ad entrare sulle banchine ferroviarie bloccando la circolazione dei treni per un paio di ore.

C’erano tutti i 350 operai che chiedono che il governo mantenga le promesse fatte e costringa il management a rivedere le sue posizioni circa la chiusura del sito produttivo napoletano. E durante il tragitto del corteo i cittadini che assistevano alla manifestazione – anche sui social – commentavano che se non si fosse risolta la vertenza non avrebbero mai più comprato elettrodomestici Whirlpool.

Le domande che si pongono i dipendenti della fabbrica e che ancora non hanno trovato risposto sono molteplici: come mai la multinazionale americana chiude – su 5 stabilimenti – proprio quello napoletano mentre nelle fabbriche del nord la stessa azienda assume 700 interinali? Come mai ha rifiutato l’offerta del governo di 120 milioni di euro per tenere aperto il sito produttivo? Come mai chiude un’azienda sana e laboriosa con una capacità produttiva di più di 1 milione di pezzi?

Domande senza risposta, ma che sicuramente nascondono accordi politici nazionali e internazionali che non nascosti ai comuni mortali, gli operai, ultimo tassello di un mosaico che mette al centro non la dignità di un popolo, ma esclusivamente il profitto del capitale.

Gli operai se la prendono con la politica,maledicono Renzi, che ha spinto per l’acquisizione delle fabbriche della indesit, Calenda che non è stato capace di portare a casa un risultato che salvaguardasse l’azienda partenopea, Di Maio, chiamato “chiachiello” negli slogan del corteo e ora se la prendono anche Conte e Patuanelli incapaci di dare luce a questa vertenza.

Una vertenza simbolo italiana, la vertenza simbolo italiana anche se, stanotte operai e sindacati guardano al di là dell’oceano; sperano che ci sia un cambio di vertice alla presidenza degli Stati Uniti; sperano in Biden, visto che la Whirlpool ha sempre strizzato l’occhio alle politiche economiche di Trump.

Le elezioni americane saranno un motivo di discussione nei capannelli fuori la fabbrica e nelle assemblea ma nulla fermerà la lotta se non risposte risolutive relativamente alla salvaguardia dei posti di lavoro e al mantenimento della produzione nello stabilimento della Whirlpool di Napoli.

Massimo Napolitano