“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 45 – La trasformazione della politica italiana? Primo test: le regionali in Umbria

Sugli schermi televisivi (non tanto sul web: anzi, quasi per niente), domina il dibattito,  sulla trasformazione politica della nostra Nazione, sotto l’impulso dei 5 Stelle. Che sarebbero diventati centrali, per l’appunto, nella politica italiana. Ed allora, la prima verifica, obbligatoria, è stata alla festa dei pentastellati, a Napoli. Laddove Giuseppe Conte e Luigi Di Maio hanno “svelato” i nuovi piani del M5S. Fateci caso: innanzitutto, sempre nuovi, i piani grillini, a a parere degli opinionisti che contano. E fateci caso ancora di più: per la prima volta insieme, nelle interviste post-festa, Conte e Di Maio, i due silenti rivali, i due muti antagonisti, in realtà molto più feroci, tra di loro, di quel che vorrebbero dar da bere.

Conte, il fenomeno social-politico

Intanto, il premier mai votato, il nuovo (nuovo, ma anche ripetizione testuale di schemi del passato, tra i più negativi, di quelli da prima Repubblica) fenomeno social-politico italiano, non finisce di sorprendere. L’uomo che, in dieci giorni, è passato da maggiordomo a perla rara, da esecutore di ordini e di linea politica salviniana, a feroce, implacabile fustigatore pubblico, in Parlamento, del leader della Lega, ma soprattutto, nei fatti, da capo (solo teorico) di un governo Salvini / Di Maio, a vertice di un governo di Palazzo, voluto dall’Europa e dal presidente Mattarella. Ed eccoci al momento culminante del finale travolgente: Conte configura esattamente l’opposto delle presunte tensioni morali, della proclamata volontà grillina, quella anti-sistema. Da forza dell’anti-politica, dell’anti partitismo, dell’anti-casta, a mero tassello, pezzo, ingranaggio della politica nazionale. Non proprio una commendevole trasformazione, quella degli ex sanculotti… Ma sorprendente, certamente sì.

 

Il vero problema odierno di Di Guaio: ingoiare il rospo pugliese…

Luigino da Pomigliano ha dovuto, nel frattempo, perfino digerire (o fingere di) il rospo Conte, alla festa “Italia 5 Stelle”, cioè al decennale della fondazione del Movimento. Che non è più un Movimento, ma un partito, tal quale gli altri. Quelli, contro la cui prepotenza i grillini sono stati partoriti, sono nati e sono stati svezzati. Dal diabolico Beppe Grillo e, quand’era in vita, da Casaleggio padre. Al quale ultimo Casaleggio junior, con quei suoi pensieri contorti, espressi in un italiano imperfetto, ben poco incisivo e ben poco convincente, non può lontanamente compararsi. Ma sentite le grandi novità del capo politico (ribadiamo: un’espressione vecchia di cent’anni, per un Movimento che intenderebbe presentarsi quale fresco  e puro, come un lattante) Di Maio, annunciate alla festa: una nuova organizzazione, “di ottanta / novanta persone”, che gestirà collegialmente il Movimento, in luogo, per l’appunto, del capo politico. E questa (ritagliata sul modello dell’assemblea nazionale del PD) sarebbe una grande novità, magari perfino rivoluzionaria? Nell’occasione, forse, sarebbe stato più leale un bel filmato, da far scorrere sotto gli occhi dei fan. Un excursus sulle trasformazioni del Movimento, ormai a pieno titolo partito politico. Ma quel video sarebbe stato un gesto di ardimento estremo. O, perfino, di suicidio assistito…

 

Il solito Conte retorico e “serenatista”

Per Giuseppe Conte, invece, andrebbe coniato un nuovo termine: serenatista. Ossia, produttore, a getto continuo, di serenate. Ad hoc. Su misura. D’occasione. Di volta in volta, con la chitarra, col mandolino, col violino, con il trombone… Sentite il premier: “Dicevano che eravate l’antipolitica. Invece voi siete la buona politica. Voi onorate le istituzioni con trasparenza e correttezza”. Trasparenza, correttezza, buona politica. Manca solo il principio della lealtà sportiva, magari proclamato da Carlo Tavecchio e Cosimo Sibilia, e siamo a posto… Che ci leggete, magari anche in filigrana, di diverso, da un democristianone della primissima Repubblica? Eppure, Conte è stato letteralmente acclamato, a Napoli. Facendo rosicare il povero Luigino. Costretto perfino ad interviste insieme al premier mai votato, lui, Di Maio / Di Guaio, che, di voti, ne ha conquistati tanti. Ma fino al 4 marzo 2018… Poi…

 

Le rassicurazioni che non rasserenano

È già da ingenuoni, chiedere ad un Conte che tranquillizzi tutti, sulla sua volontà di non creare un nuovo partito, tutto suo. Come chiedere ad un lupo di rassicurare le pecorelle, belle, tutte candide e belanti, da affidare, finalmente serene (alla Enrico Letta),  alle grinfie del predatore. Ma la replica, a Napoli, di Giuseppe Conte, è stata catalaniana, alla Massimo Catalano, il grande artista che, sui proclami dell’ovvio, sfrenava la sua pacata, insuperabile ironia. Ammirate il genio di Conte: “Ci sono già molti soggetti politici: dobbiamo lavorare con quelli che ci sono”.

 

 

Le contestazioni iniziali a Di Saio

Il ministro degli Esteri, che inizialmente era stato contestato dagli attivisti, ha indossato il saio del francescano buono e s’è, lesto, trasformato in Di Saio. Facendosi perdonare. Per ora. Ma il vero problema di Di Guaio è che, ormai, si sta delineando una dicotomia: il furbastro pugliese Conte s’è arrogato il mandato dei proclami, degli incontri istituzionali europei, delle dichiarazioni vuote e fatue. A Di Maio resta il lavoro sporco (o, se preferite, super problematico), condito di promesse, spesso irrealizzabili, farcito di dichiarazioni impegnative e, soprattutto, di soluzioni dei problemi spiccioli. Ed è qui, che casca il ciucciariello…

 

Soprattutto, l’Umbria è alle porte…

Zingaretti, al quale Renzi ha lasciato gli spiccioli, dei programmi politici, sta, da parte sua, insistendo, per rendere organica e definitiva, anche a livello regionale, l’alleanza piddin / grillina. Quella che, se ancora lo si ricorda, i pentastellati rifiutavano aprioristicamente e con termini categorici e di sommo disprezzo e dileggio. E nella quale sono poi, puntualmente, cascati, o scivolati, come si voglia. Zingaretti ha un intento ben preciso: intestarsi il merito di aver incapsulato il Movimento 5 Stelle nel sistema, attraverso il voto unanime grillino alla von der Leyen, attraverso il sostegno a Paolo Gentiloni in Europa, ed ora mediante l’alleanza in Umbria. Con il che, togliendo loro ogni… libertà di movimento. Ma il problema, che anche i più ottimisti cominciano a porsi, è, al contempo, banale e brutale: e se, in Umbria, si perde?

 

Il candidato smemorato

Nel frattempo, certamente serpreggerà, lungo la schiena di piddini e grillini, un insinuante dubbio: ma non è che abbiamo sbagliato candidato? Scegliendo quel Vincenzo Bianconi, che s’è immediatamente segnalato come lo smemorato di Norcia, per poi addirittura ergersi alla ribalta come il percettore di sei milioni di contributi post-terremoto, nella sua qualità di proprietario di alberghi danneggiati dal sisma (ma anche di presidente della Federalberghi umbra)? Il povero Bianconi s’era già dimenticato, da novello smemorato, per chi aveva votato alle ultime elezioni… Indi, s’era già dimenticato del contributo pubblico. Non di irrilevante importo, anzi…  Un contributo che, se fosse eletto governatore, dovrebbe firmarsi con una mano e mettersi in tasca con l’altra…

 

Salvini condannato ad una guerra continua

Dopodomani, martedì 15 ottobre, nel salotto di Bruno Vespa, Salvini avrà il suo inedito faccia a faccia con l’altro Matteo, il dispittoso Renzi. Salvini ne approfitterà per lanciare la manifestazione a Roma di sabato 19 ottobre, a piazza San Giovanni, con il corpaccione salviniano a Roma e mente e cuore in Umbria, in prospettiva delle elezioni della domenica successiva. Un momento decisivo, per la Lega, soprattutto per Salvini, al quale tutti, proprio unanimemente, imputano la devastazione del governo gialloverde e l’abbandono delle leve del potere. Se il patto di Palazzo, sottoscritto da PD e 5 Stelle, dovesse essere sconfitto, tutto filerebbe liscio, per Salvini. Altrimenti…

 

Il nuovo ibrido

Si parla tanto di ibridi, in campo automobilistico. Ma sta nascendo, come si accennava poc’anzi, o, meglio, si prospetta la nascita di un nuovo, sorprendente ibrido politico, un nuovo meticcio, una nuova specie: il piddin/grillino, o grillin/piddino, o pid/grill, o grill/pid. E si vedrà, quale sarà il soggetto dominante, tra le due componenti. Le prove tecniche, le si stanno sperimentando proprio in Campania. Cioè, laddove meno te lo potevi aspettare, vista la Ciarambino, vista la ferocia di Vicienzo contro di lei… Ma quei tempi sembrano archiviati e consegnati ai cataloghi delle curiosità un poì ridicole. Quelli che contano sono, invero,  gli ultimi eventi concreti, tra i quali il trasferimento del marito della Ciarambino a Bruxelles, laddove s’è consumato il pre-inciucio, nei palazzi di potere più poteristi che esistano, nel vecchio continente. Poi, l’inciucio s’è ripetuto addirittura nel  regno agognato dalla Ciarambino, ossia in consiglio regionale. Addirittura, sul documento d’economia e finanza regionale, il DEF. I grillini si sono astenuti… A conferma che avevamo intuito bene (ma era facile…), quando avevano sottolineato che Domenico Migliorini, marito del capogruppo dei Cinque stelle in Regione Campania, Valeria Ciarambino, sarebbe sbarcato a Bruxelles, come assistente della parlamentare europea grillina  Chiara Genna. Sono proprio lontani i tempi (eppure, di qualche settimana fa), quando la Ciarambino sbraitava, mentre si plasmava, per volontà dell’Unione Europea e di Mattarella, il governo giallorosso. La Ciarambino (allora…) si agitava, strepitava, starnazzava contro il suo Movimento, affinché si decidesse ad attaccare il PD ed il governatore Vicienzo De Luca. Poi… Se siano prove tecniche di esperimento politico, o tradimento dei propri ideali, lo deciderà la base. Di quello che fu un Movimento ed è diventato, tristemente, un altro partito. Ne più, né meno.

 

La quarantaseiesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 17 ottobre.