Nelle trasmissioni politiche, è diventato obbligatorio avere nervi d’acciaio inox e temperamento ai confini di un nuovo eroismo, per resistere con in pugno, in qualche modo, la bandiera del centrodestra, o della destra. Insomma, per dirla tutta e franca, a quasi tre quarti di secolo dalla caduta del fascismo, ogni e qualsiasi pretesto (perfino la panza di Matteo Salvini) torna utile, per scudisciare, dileggiare, sbeffeggiare i destrorsi, che siano sovranisti, populisti (come se codeste due categorie fossero solo di destra), o limpidamente liberali.
La conventio ad excludendum
Più esattamente, serpeggia, da tempo, una conventio ad excludendum, finalizzata a metter fuori causa qualsiasi tipo, o concetto, o ideologia che… non sia de sinistra. Fateci caso: qualsiasi cosa dica, scriva, o proclami (con quei suoi toni perentori, nelle sue dirette sui social) Matteo Salvini, è tutto un agitarsi, un fremere, un contrastarlo con forza, spesso solo per il gusto di dargli torto. Senza respiro. Fino al giorno della dissoluzione del governo gialloverde, tutto questo unanimismo anti-Salvini era stato propizio, al Matteo del Nord. Ora, comincia a dargli qualche grattacapo, come si rileva dai sondaggi. Il popolo italiano, si sa, non ama coloro che sono in difficoltà. Per qualsiasi motivo lo siano.
Plotone d’esecuzione, contro Salvini, da Floris
Al programma su La 7, “diMartedì”, di Giovanni Floris, Salvini è stato atteso, al varco, da un autentico plotone d’esecuzione. Poi, appena il leader della Lega è sbottato (magari, anche per deviare alcune domande troppo aggressive e troppo pervicacemente insistenti, sul Russiagate), i provocatori l’hanno dato per bollito, irascibile, teso, sull’orlo di una crisi di nervi. Nel mentre, per dire della par condicio, perfino i tradizionali aggressori verbali di Renzi tacciono, tranquilli, sul caso Consip, su Luca Lotti rinviato a giudizio, su Tiziano Renzi e su Laura Bovoli (com’è noto, i due birbantelli genitori del Matteo tosco). Eppure, la coppia genitoriale è stata accusata (e, in primo grado, nei giorni scorsi, perfino condannata) per false fatturazioni. Il tutto, proprio nel cuore della lotta (senza quartiere, ma più a parole e nei proclami, che negli atti concreti e nei fatti) all’evasione fiscale… Per buona sorte, i leader del centrodestra (Salvini e la Meloni, prescindendo dall’ambiguo Berlusca) s’avvalgono del sostegno del popolo, se continuerà a reggere ed a reagire. Vi fanno leva. Ci credono. E la “ggente” sarà pure populista, ma, di certo, non è “poterista”…
La “vendetta” parte dalla riconquista del Copasir
Intanto, prosegue la lotta subdola con “Giuseppi” Conte, l’avvocato un dì del popolo (dopo poco più di un anno, passato, armi e bagagli, ai poteri forti), la perla rara, che perfino Luigino Di Guaio non osa più qualificare così. In questa tenzione, il pallottoliere ha segnato un punto, e che punto!, a favore di Salvini. Che ha piazzato un suo fedelissimo alla presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. L’organismo che si occupa di tutti gli affaire di intelligence. Ha vinto, sei a uno, il leghista Raffaele Volpi (il commissario della Lega in Campania), su Elio Vito. Il primo dossier del Copasir sarà, ma guarda un po’, quello, scottante, del Russiagate. Fino ad ieri, Giuseppe Conte s’era dichiarato disponibile a riferire sulla misteriosa, intricata questione dei contatti, propiziati proprio da Conte (che ha avocato a sé la delega ai servizi), tra William Barr, il ministro statunitense della giustizia, ed i servizi segreti italiani. Vedremo se Conte davvero ci andrà, in audizione al Copasir, e che tipologia di spiegazioni fornirà… Ma, certo, non vivrà un bel momento.
Enzo Scotti difende Conte e la sua Link Campus University
Conte è stato tenacemente tutelato da Enzo Scotti, che, da buon democristianone, badava, difendendo Conte, anche ai fatti suoi, come presidente della Link. La Link Campus è, invero, l’università che ha sfornato, tra gli altri, la nuova, “alta” dirigenza grillina. Pochi ci hanno fatto caso. Ma la prima, vera svolta dei 5 Stelle è stata la cooptazione di alcuni docenti universitari (ricordate?), presentati, in pompa magna, come ministri del potenziale governo a pieni poteri pentastellati. Fu la prima, di una serie di svolte, che hanno modificato geneticamente lo spirito grillino. Per inciso, l’origine scottiana di Conte spiega anche la democristianità, palese, carnale, in taluni casi perfino spudorata, del premier mai votato (come Renzi, come Monti, come Enrico Letta: e poi, dicono che il popolo si butta a destra…).. Che si percepisce, quella democristianità contiana, anche nelle sue giravolte, nelle sue piroette, nelle sue capriole. Tipiche della DC d’antan. Magistralmente incarnata, non a caso, proprio da Enzo Scotti.
Proprio fluviale, Enzo Scotti
Nel programma mattutino su La 7, un’imbarazzatissima conduttrice, Alessandra Sardone, ha tentato, proprio lei, pur incodizionatamente anti-salviniana, di mettere in dubbio le virtù contiane. Subendone, di rimbalzo, dal fu pluri-ministro, Enzo Scotti, un’alluvione di espressioni, di stizza contenuta e repressa a stento. Moralmente sostenuto perfino da Ferruccio De Bortoli (che s’è dichiarato nostalgico della Prima Repubblica), Scotti ha vomitato tonnellate di melassa collosa, per evitare di affrontare i punti nodali dei disagi odierni del fu avvocato del popolo. L’uomo, Conte, che ha trascinato i 5 Stelle verso un orizzonte di governo (quello giallorosso, con la von der Leyen di contorno europeo e con Gentiloni a tutela delle manovre del governo italiano, se davvero così sarà), ma, al contempo, in prospettiva di lungo respiro, li ha condannati ad un inesorabile declino. Quella sorte, evitata quand’erano sanculotti, o scansata da novelli qualunquisti, ma incontro alla quale i 5 Stelle stanno marciando, forse anche troppo baldanzosamente, da trasformisti. Vedremo proprio, se il popolo, che considerava la purezza, la verginità, il primo valore grillino, digerirà questo disinibito voltafaccia.
Il colpo di coda: il “taglio” dei parlamentari
Bisogna, comunque, darne atto, a Luigino da Pomigliano d’Arco: ha scolpito il suo nome e cognome, blazer incluso, nella storia d’Italia. E non stiamo ironizzando. La riforma del taglio ha riacceso gli antichi, sopiti entusiasmi. È un vero, energico, vitalissimo colpo di coda. Ma la percezione sotterranea, anche questo bisogna sottolinearlo, non è di purezza assoluta. Il popolo ha, invero, iniziato a sentire un tantinello di puzza di bruciato. Troppo liscia come l’olio, la vicenda. Troppo incontrastata. Il PD, un dì feroce oppositore del taglio, vi s’è adeguato, senza battere ciglio. Forza Italia non ha fatto un plissé. Tutti, ma proprio tutti (tranne la solitaria Emma Bonino), hanno votato a favore. Sorprendendo a tal segno, che la gente stenta a crederci.
Ma i malpensantoni sono più che scettici…
Però… però… già iniziano a diffondersi i primi, maliziosi sospetti. Secondo i malpensantoni, la riforma serve solo per rinviare, sine die, il giorno del redde rationem, ovvero del ritorno alle urne. Sarebbe, insomma, solo strumentale. Sulla faccenda, comunque, Di Maio deve ben capire che si sta giocando davvero tutto. Se dovesse, anche questa volta, fondellare il suo elettorato, ne scaturirebbero mal di pancia irrefrenabili ed inguaribili. Con quel che segue. Per ora, comunque, chapeau, a Luigino. In sostanza, nessuno (nemmeno i più incallitti poltronisti) ha avuto il coraggio di votare no, al taglio. Un fenomeno social-politico davvero inedito, questo dei tacchini, che sorridono alla prospettiva di doversi tuffare nel pentolone di Natale. Be’, staremo proprio a vedere.
“Italia viva”: lotta tra Migliore e Buonajuto per la leadership in Campania
È discesa in campo, anche nella nostra regione, la nuova formazione renziana. Che, invece di preoccuparsi della sparuta presenza di giovani, all’esordio in Campania, sepolti dagli anziani della sinistra antica, ansiosi di riguadagnarsi un illusorio posto al sole, ha immediatamente dato fuoco alle polveri. Con le lotte intestine, per la corona di leader campano. Una tristezza… Aspira, al ruolo di coordinatore regionale (che non si comprende quanto conti, fin quando ci sarà Vicienzo De Luca), il solito Gennaro Migliore, non ancora soddisfatto del suo ventennio di militanza a livello nazionale. Gli si contrappone, per ora, Ciro Buonajuto, il sindaco di Ercolano, che ha scelto di annunciare alla Leopolda, strategicamente, la sua personale adesione a Italia viva. L’outsider sarebbe (o è solo un nome e cognome da bruciare?) Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano. Un professionista serio, un sindaco pulito, ma eternamente alla ricerca di una sua affermazione, finora mai attinta. Massimo livello del dott. Pellegrino: presidente del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Una carica che il medico deve, tutta intera, a Vicienzo De Luca. Compresa, l’antifona?
L’Italia a rischio recessione?
Confindustria, dopo gli applausi di facciata a Conte, in Lombardia, ha lanciato un allarme, idoneo a far tremare le vene e i polsi. L’allarme recessione, per la nostra Nazione. Il ministro “diciamo così” Gualtieri, che ripete, ad ogni due per tre, questo suo insopprimibile intercalare, non ne sarà stato entusiasta. Ma non si possono solo avere rose e fiori. Tant’è che anche il gelido Moscovici ci ha messo del suo, con un pesante monito al suo successore, il conte Gentiloni: “Non penserà mica di riservare trattamenti speciali all’Italia…”. Il che, aggiunto alle notizie tutt’altro che lusinghiere, sul patto di Malta e sulla distribuzione dei migranti (con i soliti diktat, eternamente postumi, della furbona Merkel), determina un quadro d’insieme sconfortante. Chissà se “diciamo così” avrà forza, polmoni, gambe e cervello per pedalare, sulla bicicletta che Renzi ha tanto voluto regalargli (per ora)…
La quarantacinquesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 13 ottobre.

