“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 43 – In politica, volano stracci e strofinacci. E Conte non è sereno…

Mentre Lilli Gruber si diverte (dall’alto del suo essere donna e, quindi, intoccabile) a dileggiare Matteo Salvini, sulla panza al sole, sulla spiaggia del Papeete, in politica vola di tutto: stracci, strofinacci,  dispacci del 2019 (twitter, post, messenger). Ormai, s’è dissolto anche il ritegno. E le prospettive future non appaiono affatto rosee…

Che botta, Salvini a Conte…

“L’Italia non merita di vivere tra litigi, rancore, paura, dipendenza dall’estero. Il signor Conte non muove un dito se non arriva l’ok di Bruxelles, di Berlino, di Parigi, e poi verrà a chiarire, l’avvocato del ciuffo e di sé stesso, come ha usato i Servizi segreti e se nel suo passato professionale è tutto chiaro o non c’è qualcosa da chiarire. Penso che sia vera la seconda”. Alla faccia… Eccoci ad un Giuseppe Conte senza freni inibitori, quelli che lo bloccavano nella sua edizione numero 1, pronto a replicare a Renzi: “Non abbiamo bisogno di fenomeni”. Insomma, il solito Salvini, reattivo, che non se le tiene e non si contiene. Al contrario, un Conte insolito. Sempre più tirato, sempre più scavato nel viso, irritualmente reattivo e scattante, lui, così pacato e compassato. L’unico orpello sempre in ordine, quel ciuffo, al quale ha fatto malizioso riferimento il Matteo del Nord. Certo, così non si può continuare. Ma abbiamo voluto, tutti, la nuova bicicletta, quella del novello linguaggio politico: bisognava pur aspettarselo, che cambiasse davvero tutto. Magari, anche in peggio. Al di là delle certo non rimpiante convergenze parallele e similari espressioni, al contempo anestetizzanti e fuorvianti.

 

Ma i rimpatri?

Luigino Di Guaio, in tandem con un sempre un po’ disorientato Bonafede, ha propinato agli organi d’informazione il suo modello sui rimpatri. Non mancando (e ti pareva) di aggredire Salvini, quantomeno a chiacchiere, su un tasto obiettivamente molto debole (per l’appunto, i rimpatri), per il leader della Lega. Ma che non sembra affatto possa tramutarsi in una passeggiata trionfale, per i grillini. Il capo politico (ma che espressionaccia, da politburo sovietico, epoca Breznev) dei 5 Stelle ha ridotto, così, con uno schioccar di dita, da due anni a quattro mesi, la tempistica dei rimpatri. Come nelle favole… Per chi ancora ci creda. E, difatti, è rimasto travolto e sommerso da un’ondata di obiezioni, alcune quasi ai limiti del selvaggio. Altre, invece, ragionate e cadenzate sui tempi tecnici. Che appaiono incompatibili con l’ottimismo, ormai ben noto, dei pentastellati. I quali, in primo luogo, sono alle prese con i problemi interni: la manovra, i dissidenti, Casaleggio e la piattaforma Rousseau, soprattutto gli scoraggianti sondaggi, che non accennano ad un minimo recupero, neppure in prospettiva (anzi…), le bizzarrie del ministro Fioramonti. Ma, ancor più, sono invischiati in quelle lotte sotterranee, che gli italiani stanno, gradualmente, imparando a decifrare.

 

Che competizione silente, ma micidiale, tra Conte e Di Maio

Il problema più angosciante è la ricerca quotidiana, quasi minuto per minuto (una riedizione, in chiave politica e “facebookina”, della celeberrima trasmissione televisiva di Paolo Valente), della visibilità, della prevalenza sui social, della potenza bruciante dei propri messaggi. Gran brutta vita, quella del politico del 2019. Con la percezione che sarà sempre peggio…

 

Ma, insomma, i rimpatri…

Quel che sembra, a poche ore dall’annuncio epocale di Di Maio, assodato ed acclarato, è che si sia trattato di un inverosimile bluff. Cioè, un bluff che si è auto-smascherato. Per di più, immediatamente. Addirittura, Salvini ha esibito una circolare, che ha sbugiardato, senza sconti e senza respiro, la coppia grillina. La circolare della redistribuzione dei migranti. Altro che in partenza per la solidale, accogliente e materna Europa…  Macché: nelle province di Ancona (che non è in Germania), di Terni (che non è in Francia), di Avellino (che non è in Spagna e neppure a Malta)… Con il che, oltre a Di Maio, è stata sbugiardata e mortificata Luciana Lamorgese, il nuovo ministro dell’Interno. Che aveva proclamato, un tantinello tronfia, dopo l’illusorio patto di Malta: Da oggi possiamo dire che l’Italia non è più sola nella gestione dei flussi migratori. Sono molto soddisfatta”.

 

La “cura Conte”

Con efficace slogan, Salvini ha soprannominato cura Conte la situazione dei migranti. Che non è per nulla incoraggiante, per l’Italia, stretta com’è tra le esigenze economico-finanziarie della manovra (la coperta cortissima), tra l’aspirazione ad una generosa flessibilità merkeliana, tra gli imprevisti dazi trumpiani, tra le punzecchiature renziane, con annessi bastoni tra le ruote, tra la stessa configurazione personale del ministro Gualtieri, uno che sembra decisamente troppo propenso e filo, se non prono, alle cure europee, quasi a livello dei compiti a casa di Mario Monti ed Elsa Fornero. Uno, Gualtieri, che poi sfoga le sue pressioni e compressioni con le battutacce sul Papeete, che però, ormai, sanno di stantio.

 

Scorgiamo un Conte aggrottato e preoccupato

Iniziamo a percepire che Conte sia “sull’orlo di una crisi di nervi”, come le donne di Pedro Almodóvar, il grande regista spagnolo. La sua conflittualità con il capo politico, Luigino da Pomigliano d’Arco, latente e mascherata, ma ormai intuita dalla gran parte degli osservatori, lo stringe in una morsa. Non gli concede libertà e spigliatezza di movimento. Fateci caso: non è più (che metamorfosi, in pochi giorni!) il Conte sicuro di sé, tranquillizzato dai grandi d’Europa e da Mattarella. Oggi, è il Conte che comincia, finalmente, a capire che i voti, nelle urne, non li regalano (e neppure li garantiscono) né l’Unione Europea, né il presidente della Repubblica. E che un premier mai votato è solo. Troppo solo. Un uomo solo al comando era Fausto Coppi. Ma Conte non sembra proprio disporre delle capacità polmonari e delle lunghe gambe da fenicottero scattante, le doti del mitico Fausto. E dire che, per ora, i sondaggi lo confortano. E già: ma fino a quando, visto che l’esercito, alle sue spalle, non esiste e che quello piddino (la carta di riserva, per Conte) è dilaniato tra Renzi, Zingaretti & compagnia conflittuante?

 

Ecco il perché di certe reazioni impreviste

Insomma, il premier è, palesemente, stressato. Troppi, i garbugli. Comincia a battere, troppo insistentemente, sul tasto dell’inutilità del ricorso alle urne. Vuol dire proprio che le teme, con ansia, le votazioni. Poi (anzi, forse, prima…) c’è Salvini. Con le sue pesanti insinuazioni sui Servizi segreti, alle quali abbiamo fatto cenno nella precedente puntata. Nelle ultime ore, arricchite e rafforzate, quelle allusioni, da qualcosa che riguarda il curriculum professionale del professore pugliese. Poche ore fa, Dagospia ha anticipato il testo dell’interrogazione parlamentare, presentata dalla Lega, prima firmataria la fidatissima salviniana Lucia Borgonzoni, a carico di  Giuseppe Conte. Nel mirino, i rapporti contiani con l’avvocato Guido Alpa. Abbiamo osservato la fisionomia di Conte, nelle interviste televisive. Non c’è parso sereno (altro che Enrico Letta…). Non c’è sembrata convincente, la sua excusatio (stavolta, però, petita…). La vicenda, come minimo imbarazzante, concerne una fattura che i due avvocati inoltrarono al Garante della privacy, che avevano assistito in un contenzioso con la Rai. Vedremo gli sviluppi… Certo, che Conte ed Alpa si siano rifiutati, finora, di esibire la documentazione, non è un buon segno. Ancor meno lo è la loro diffida, al Garante, a non consegnare le carte ai giornalisti. Siamo nel 2019: quale carta può mai restare segreta per più di pochi minuti?

 

Nel frattempo, la Meloni sale sempre più su…

Come si faceva cenno, il gradimento a Conte tiene bene (al 53%). La sorpresa è che Giorgia Meloni abbia superato Salvini (43 a 42). E che Fratelli d’Italia ascenda all’8,5%, staccando di quasi due punti e mezzo forza / debolezza Italia. I contemporanei problemi a sinistra segnalano, però, che il popolo, sovranista o no che sia, non veda con simpatia, e neppure di buon occhio, le solite filosofie sociologiche. Perfino al di là dei ricatti, ammantati da consigli per gli acquisti, dell’Unione Europea e dei poteri forti. Forse e senza forse, la ggente è più saggia e calibrata di quel che possa sembrare…

 

La quarantaquattresima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 10 ottobre.