Ursula von der Leyen: un nome ed un cognome che sono entrati di prepotenza, nella mente di tutti gli italiani, auspicando che ne escano con pari rapidità… Bene, la finto-timida Ursula ha già provveduto a gelare gli entusiasmi giallorossi, in questo caso più rossi che gialli… Sarà stata informata da qualche suo collaboratore, addetto a seguire quel che scrivono gli organi d’informazione italiani (televisivi, della carta stampata, on line). Indi, preso atto di quel che vi si rinviene (tra squilli di tromba, peana, osanna, Alleluja), avrà ammonito sé stessa: “Bando alle chiacchiere ed agli indugi. Via ai fatti. E ghiaccio immediato sulle scalmane giallorosse…”. Si riferiva, l’elegante Ursulina (non certamente Orsolina), composta nel suo blazer candido e nel suo pantalone nero d’ordinanza, al Conte Gentiloni (ma quanti blasonati, al potere in Italia). Magari, molto di più al presidente Mattarella, che aveva fatto un timido, ma strumentale accenno, a Cernobbio, al Forum Ambrosetti, con il suo stile sussurrato, alle modifiche al patto di stabilità. Lasciando intendere, Mattarella, agli italiani in ascolto, che, licenziato brutalmente Matteo Salvini, tutto fosse cambiato, in Europa…
Sotto il sorrrisino ammiccante, l’inflessibilità tedesca
Ma torniamo ad Ursula. Avrà aggiunto, a sé stessa, sicuramente dopo essersi consultata, sulla tempistica, con il suo opposto nello stile, ma sua gemella nelle azioni (ossia, con Angela Merkel): “Disilludiamoli subito, questi fantasiosi italiani…”. E giù botte da orbi, elegantemente incartate, con sublime sciccheria e raffinatezza: “L’Italia sa”, ha sorriso Ursula, “quel che l’Europa si attende da lei” (cioè, lacrime e sangue). E, con queste parole, ha sistemato Mattarella e chiarito sulla flessibilità. Ormai, Ursulina è stata eletta. Dell’Italia, non gliene puo’ frega’ de meno. D’altronde, è questa, a tutti i livelli, la lezioncina degli ultimi eventi politici. È questo, il messaggio. Quanto al sorridente Gentiloni di questi giorni, dalla von der Leyen silenzio tombale, a parte i complimenti di rito. Ma fatti d’una chiarezza ineguagliabile. Ovvero: niente vice presidenza al Conte Paolo; soprattutto, poteri ampliati e rafforzati per il mastino Dombrovskis, col quale (e come farà, Dio mio?) dovrà “confrontarsi” il bisbigliante Paolo. Questo, nell’ipotesi più ottimistica. In quella realistica, traduzione dal burbero tedesco: altro che confronto. Dal cerbero, dal falco Valdis Dombrovskis, Gentiloni riceverà i diktat. Magari, in lingua lettone… Non a casio, “Il Sole 24 ore”, pur paludato e diplomaticissimo, è stato costretto a commentare, per anticipare un po’ di amaro della pillola: “Deleghe cambiate, cresce il ruolo di Dombrovskis”. D’altra parte, se quello del lettone s’ingigantisce, quale sarà il ruolo di Gentiloni? Insomma, mala tempora currunt… Tanto per cambiare. E, così, chi già s’era entusiasmato, inizi a raffreddarsi ed a calmare i propri bollenti spiriti.
Inizia la sarabanda…
Intanto, al governo, gomitate e sgomitate, ansiose ed astiose, per la lista dei sottosegretari. Con il solito caso spinoso: quello di Piero De Luca, il figlio di ’o governatore. “Odorato che ebbe il fieto del miccio”, Valeria Ciarambino, la pentastellata, più volte dileggiata da Vicienzo, ha immediatamente sparato a zero: “I 5 Stelle attacchino De Luca e il PD!”. Riferendosi al padre, ma alludendo anche al figlio. Così, tanto per cominciare a mettere qualcosa in chiaro e “riscaldarsi”, in prospettiva delle prossime elezioni regionali… Per le quali, tanti prevedono un patto di desistenza, tra il PD ed i 5 Stelle. Facendo, forse, un po’ i conti senza l’ostessa Ciarambino… Siamo proprio curiosi di vedere come andrà a finire. Prudentemente, qualche testata ha già tirato fuori, in via preventiva, il processo penale, che riguarda il giovane Piero De Luca. Come a dire: non è opportuno. O, come si opponeva, dal Vaticano, per mettere le mani avanti, su questioni di particolare delicatezza ed imbarazzo: “Non possumus”.
Il momento politico è interessantissimo
Tra i malumori, i mal di pancia, i sensi di nausea e di disgusto, perfino il vomito, c’è da puntualizzare che la contingenza politica attuale un merito l’ha avuto: quello di aver infiammato il dibattito politico, di aver riavvicinato alle diatribe una buona fetta del popolo (un’altra, purtroppo, si sta sempre di più allontanando: ma era fisiologico, con quel che scorre sotto i suoi occhi). Se qualcuno volesse rendersi conto davvero che sta cambiando, sotto traccia, a pelo d’acqua, molto di più di quel che appaia, basterebbe che cliccasse sugli archivi video di La 7, l’emittente di Urbano Cairo, per seguire Otto e mezzo, il programma di Lilli Gruber.
L’illuminante intervista all’ingegnere…
Nella puntata riservata all’intervista (rigorosamente da solo: ci mancherebbe altro…) all’ing. Carlo Debenedetti, già tessera numero 1 del Partito Democratico. Già aficionado di Matteo Renzi. Debenedetti, il nemico (o ex? O finiranno, addirittura, per viaggiare insieme?) mortale di Silvio Berlusconi. Che, nel salotto della Gruber, non le ha proprio mandate a dire. Che ha liquidato il premier Giuseppe Conte con un lapidario, sferzante: “Nel suo programma, manca solo l’invito a voler bene alla mamma…”. Come a dire: fuffa, aria fritta, ovvietà, volemose bene…
Quando si dice: parlar chiaro
A Debenedetti, un quasi ottantacinquenne lucidissimo (complimenti!), molto più sereno che nei decenni di lotta senza quartiere con l’odiatissimo (ancora ora?) Silvio, va riconosciuto il merito di aver parlato, fuori dai denti, del trasformismo di Conte. Lasciando intendere che sia al di sotto, come livello etico-morale, rispetto a quello del mitico Agostino Depretis, il simbolo di codesta negatività, non solo italiana, ma che, nel nostro Paese, viene sublimata e perfino ammirata…
Il “manifesto” di Debenedetti
Dall’interessantissimo monologo di Debenedetti (invitato dalla Gruber, o auto-invitatosi, per un malcelato manifesto elettorale?) sono scaturiti i seguenti dati, da non dimenticare:
– che Giuseppe Conte punta a dominare gli impulsi politici, interessandogli solo gli aspetti di potere;
– che Conte ha subissato, surclassato ed annichilito, nel suo trasformismo, l’illustre predecessore Depretis. Il quale, non a caso, proclamava superati i tradizionali schieramenti politici, per poter, disinvoltamente, chiedere agli antichi avversari politici di cambiare casacca e di rivoltare la gabbana. Vi ricorda qualcosa, tutto ciò?;
– che Debenedetti stima molto Carlo Calenda. Il quale, in questi giorni, sta annunciando, urbi et orbi, la sua nuova formazione politica (ovviamente, c’è da dedurlo, sostenuta dall’ingegnere);
– che Debenedetti, all’origine estimatore di Renzi, ne è restato molto peggio che deluso, tanto da indicarlo come colui che, quando vorrà (si traduca: prima, o poi), staccherà la spina elettrica a quell’ogm di Zingaretti, il segretario (di diritto, ma non di fatto) del Partito Democratico;
– che, insomma (ma, questo, Debenedetti l’ha fatto solo intuire), c’è davvero da schifarsi, di quel che si vede in giro…
L’uomo del Vaticano
Un’ultima annotazione. Conte viene definito, sempre più insistentemente, come uomo del Vaticano. Certo, democristianone lo è. Ma, se risultasse corrispondente alla verità, codesto suo filo vaticanismo, non avrebbero proprio nulla da eccepire, le vestali della laicità dello Stato? La verità è che bisognerà proprio studiarlo, il fenomeno di faccia tosta Conte (1 e 2): approfondirne gli aspetti sociali, sociologici, etico-morali, deontologici. Il problema è che, in Italia, si sta diffondendo ed affermando, con prepotenza e quasi irreversibilmente, il convincimento che sia preferibile essere furbi, scaltri, lesti (si pensi ad una parola, ormai in disuso, composta proprio con l’aggettivo lesto). In Italia, coloro che abbiano il sangue nelle vene, non solo non vengono apprezzati. Ma vengono dileggiati e liquidati.
Di questo passo, però, l’Italia è avviata su una china senza ritorno… Certo, comunque, se il parametro è l’Europa, che, pur di sventare il pericolo sovranismo e populismo, proclama di voler cambiare tutto (per poi, magari, gattopardianamente, non cambiare proprio niente), cosa mai si potrebbe pretendere, dalla politica italiana? Nell’ambito della quale, i 5 Stelle, per non scomparire, per non fare la fine dei qualunquisti, si prestano a qualsiasi giravolta… Telecomandati da quel volpone di Grillo. L’Italia, insomma, sta peggiorando. Molto. E si vede…
La trentasettesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 15 settembre.

