“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 29 – Ma come pesano, i sondaggi…

A volte, ci si chiede, sconcertati, come possano, i personaggi politici (anche di primissimo piano), cambiare idea, linea, smentirsi clamorosamente, talora anche spudoratamente. È l’effetto dei sondaggi, bellezza… Il nuovo, odierno Moloch (o, se si preferisce, Moloc, senza la “acca”). Per fortuna, senza i sacrifici umani dell’antichità, quelli che si offrivano allo spietato dio Moloch. Ma con sacrifici (per modo di dire…) modernissimi: di dignità, di decoro, di stile. Soprattutto, sotto il profilo della coerenza. Questa sconosciuta, ormai. Nessuno, infatti, è più disposto a perdere uno zero virgola, per ossequiare la coerenza, o, almeno, per rispettarla, magari in parte, semmai in apparenza. Tant’è. Ed è inutile protestare, o lasciarsi andare a doglianze, anche ad alta voce. Indietro non si torna. I sondaggi contano più di qualsiasi altra valutazione… Sono, per l’appunto, il Moloch odierno. Come, imitando gli americani, inculcò nella mente di tutti Silvio Berlusconi, nell’epoca (remota ed irripetibile), in cui era ancora creduto.

E vediamoli, i sondaggi attuali (pronti a cambiare…)

Uno dei più qualificati sondaggisti è Antonio Noto. Che ha offerto un quadro della situazione politica attualissima, in questo periodo di acuta crisi di governo. Dunque: un partito a guida Matteo Renzi, o giglio tragico, quello evocato, maliziosamente, da Carlo Calenda, a commento dei tentativi del renziano Del Rio di avvicinare il PD ai 5 Stelle, ha prospettive tutt’altro che lusinghiere ed incoraggianti. Prima delle europee, l’esito della verifica piazzava l’eventuale nuovo partito di Renzi intorno al 5%. Oggi, però, si deve tener conto, secondo Noto, del fatto che maturerebbe una scissione, che riguarderebbe anche i gruppi parlamentari e le posizioni di potere e di comodo, nel cuore del PD. Inevitabilmente, dunque, sostiene Noto, deve ridursi, anche di parecchio, la previsione (al 5%) del periodo pre-europee.

Un partito di Renzi ed uno di Conte: le previsioni

Sempre secondo il sondaggista Noto, un’eventuale nuova creatura politica, a guida dell’odierno presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, si attesterebbe intorno al 12%. Con nessun valore aggiunto, nel caso di alleanza con il Movimento 5 Stelle. Ma con la potenzialità di consensi (ovviamente, in totale, ossia la risultanza della somma dei due partiti) al 33%, in caso di alleanza col Partito Democratico. Il che, tra l’altro, conferma il buon senso ed il fiuto di Salvini, che contesta continuamente Giuseppe Conte, avendolo, da qualche tempo, percepito come un antagonista e non come un leale alleato di governo.

La voglia di votare

Noto non ha mancato di rappresentare un dato che, in una democrazia sana e non dilaniata, sarebbe considerato sacro: dopo le elezioni europee, gli italiani che prediligevano il ricorso alle urne erano saliti al 37%; a fine luglio, al 55%; attualmente, la percentuale è ulteriormente in crescita… Quanto al ventilato accordo tra PD e grillini, Noto lo marchia come non digeribile, dagli italiani, palesemente molto più propensi ad un’alleanza tra partiti omogenei, sia di centrodestra, sia di centrosinistra. Il che conforta la visione di coloro (noi, tra loro) che giudicano davvero precaria, la posizione dei grillini. Che hanno tentato il colpo grosso, del trionfo alle elezioni del 4 marzo 2018. Che, però, rischiano di assistere, impotenti, attoniti (anche nel loro frenetico attivismo), ad un’incessante erosione del loro bottino.

Di Maio premier, su proposta di Salvini?

In questa situazione, suscitano perplessità gigantesche le voci di questi ultimi giorni, secondo le quali, addirittura, il Matteo del Nord, pur di ricucire con i pentastellati, avrebbe offerto a Luigi Di Maio la presidenza del Consiglio. Con nuovi ministri, che piacciano alla Lega e che non ne contrastino ogni passo (ossia, fuori Toninelli, Tria e la Trenta). Con Giuseppe Conte trasferito in Europa, laddove sembra muoversi a suo agio. Ma non c’è molto da crederci, visto che le voci provengono dai piddini. E, dunque, non sono spifferi disinteressati… Semmai, provocatori e finalizzati a stanare gli odierni avversari (o potenziali alleati del futuro, come i grillini). Di Maio, da parte sua, è stato lapidario, nel negare anche un minimo di credibilità all’articolata prospettiva: “È una fake news…”. Che Di Maio, non del tutto a torto, ricollega al taglio dei parlamentari, aborrito da tanti, che non vedono di buon occhio di dover mettere la propria testa sotto la lama della ghigliottina… In sintesi: occorrerà attendere il 20 agosto. Quando si vedrà chi e perché vorrà sfiduciare Conte. Lo afferma Di Maio. Ma, nel nostro piccolo, anche noi.

Salvini: “Il taglio dei parlamentari l’abbiamo già votato”

Sull’argomento del taglio, Salvini è, come sempre, chiarissimo: “A differenza del PD, la Lega ha già votato e voterà ancora per il taglio dei parlamentari. Così gli italiani risparmieranno mezzo miliardi di euro l’anno. Ma è ancora più positivo il risparmio di due miliardi di euro dei ‘porti chiusi’, che qualcuno vorrebbe cancellare, favorendo le organizzazioni non governative, che speculano sui migranti”. La canzone è intonata, del tutto evidentemente, per Giuseppe Conte, in occasione delle sue lettere a Salvini… Nel frattempo, come già dato conto in passato da questa rubrica, Renzi, Martina e Franceschini hanno aperto all’alleanza con i grillini. Sconcertando perfino l’elettorato dem. Recentissimamente, Graziano Delrio, un altro renziano purosangue, ha perfino lanciato la proposta di un contratto alla tedesca PD / M5S. Il tutto, sembra ispirato alla… voglia di non votare. E si torna all’insinuazione di Carlo Calenda:, che si può riassumere così: non daremo a Renzi il tempo per formare un nuovo partito, rinviando sine die le elezioni… Senza trascurare il fatto che, col clima che si respira in Italia e con la Merkel sempre più in difficoltà (perfino fisiche), la prospettiva di Delrio appare davvero fuori tempo. 

Zingaretti, l’indeciso a tutto

Non sapendo proprio che dire, in questa torre di Babele, Nicola Zingaretti, anziché unire i dem (al di là dei suoi continui richiami, inascoltati, per l’appunto alla coesione ed all’unione), abbozza una “ping-pongata”, una racchettata, per rimandare la pallina nella metà campo avversaria (per ora?). Rivolta, infatti, ai grillini ed alla Lega: “Decidete qualsiasi cosa, ma decidete…”. E, perfino: “Il PD è pronto alle elezioni”. Ma davvero? A questo punto, però, sforziamoci di capirci qualcosa. Dunque: i 5 Stelle si stanno restringendo le prospettive future. Con la Lega, un futuro contratto, che rivitalizzi quello del governo gialloverde, non appare per nulla agevole. La coalizione con i dem sarebbe un clamoroso voltafaccia, un voltagabbanismo che impressionerebbe i loro elettori, perfino i loro aficionados. Certo, possono anche tentare un’avventura da soli. Ma ciò comporterebbe un’autentica esplosione positiva, alla prossima tornata elettorale. Uno scatto di reni, al di sopra del livello (che appare già ben difficilmente ripetibile) del 4 marzo dello scorso anno.

Memento Giannini…

Ed, invece, come i qualunquisti di Giannini, alle prese con le difficoltà di aggregazione con altre forze politiche, sia pure già con alcuni collaudi brillantemente superati (ed altri, però, meno), i pentastellati non appaiono, per nulla, in grande spolvero. Veniva loro perdonata l’incoerenza (questa sconosciuta, ormai, della quale già s’è detto), sull’altare della freschezza e della genuinità. Ma, ultimamente, queste ultime due qualità sembrano liquefatte, perdute… Veniva loro lasciata passare qualche proposta astrusa, anomala, illogica, in onore della demagogia forsennata (ad esempio, quella, suggestiva ed altamente simbolica, del taglio delle poltrone), ma Di Maio non è riuscito a dissimularlo del tutto, l’attaccamento (decisamente contraddittorio, rispetto ai proclami) alle cariche, da parte delle frange più deboli, dei suoi gruppi parlamentari (al Senato ed alla Camera). Insomma, il margine del perdono si sta esaurendo e s’è già quasi ridotto al lumicino. C’è il serio, fondato pericolo che restino, a favore dei grillini, solo gli ideologi dell’anti-ideologia: né di destra, né di sinistra, né con la lega, né con il PD, mai con forza / debolezza Italia… Ma, su codeste basi, si può combattere una battaglia di opposizione, non si può aspirare ad essere forza, propositiva e positiva, di governo. Le favolette sul partito di lotta e di governo si sono sventate, squagliate, dissolte, fin dall’epoca di Enrico Berlinguer, che, pure, era ben altra stoffa di leader, con tutti i suoi limiti ideologici. E poi, quanti possono continuare a credere ai grillini ed alle loro continue rivisitazioni, ai loro incessanti ripensamenti, ai contratti di governo firmati e poi ridiscussi, ri-sviscerati, ai tormenti, alle macerazioni infinite? O agli insulti a Renzi ed ai piddini, da trasformare in osanna (o, quantomeno, in tutto va ben), senza alcun dato oggettivo, che possa motivare la modifica radicale del reciproco atteggiamento, se non l’attaccamento (radice, non a caso, attak…) ai ruoli di comando? Ed il presidente Mattarella può davvero osare di affidare a due partiti ridimensionati alle europee ed alle regionali, in tutta Italia (ovviamente, per le regionali, laddove si sia votato), lo scettro del comando? Non sarebbe una riedizione, come abbiamo già sottolineato, delle manovre occulte di re Giorgio Napolitano? Che, per un’estrema sintesi, hanno prodotto, a gioco lungo, l’esplosione, sempre più in alto, della Lega di Salvini?

 

La trentesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 22 agosto.