“Chiacchiere e nuvole”: Enzo De Luca e il declino di Salerno… – Prima Puntata

Vincenzo De Luca, l’8 maggio scorso, ha compiuto settant’anni. È il momento giusto per un riepilogo, una rivisitazione della sua situazione odierna, sul piano politico ed amministrativo. Non trascurando, però,  quella familiare, per lui punto di principio (e d’altro)  imprescindibile: innanzitutto, dei due figli. Se fosse ancora un funzionario del partitone rosso, in virtù della salviniana quota 100, sarebbe in pensione già da qualche anno. Ma, ’o governatore, no.

A settant’anni, De Luca non si scolla…

Il potentino di Ruvo del Monte non intende mollare, desistere, fermarsi, né tirare i remi in barca. Non ci pensa nemmeno. Anzi… Certo, è un po’ afflosciato dagli eventi ed angosciato dalle cure familiari. Viceversa, non è minimamente depresso dalle sue perenni, ripetitive peripezie giudiziarie: un elenco sterminato, un’autentica lenzuolata, su Wikipedia, l’enciclopedia del web. Quegli incidenti di percorso, semmai, fin dalla prima dell’infinita cronologia, lo ringalluzziscono. Inclusi i pur ossessivi effetti della legge Severino. Quella che ha messo knock out, sia pure in via transitoria (ma quanto bastava…) Silvio Berlusconi. Che, però, per il fenomeno  De Luca, non è servita.

Anche Vicienzo “tiene famiglia”…

Semmai, lo crucciano e rabbuiano le ansie, alle quali fece geniale cenno il pescarese Ennio Flaiano. Quelle, cioè, della bandiera “Tengo famiglia”, che ogni italiano inalbera e sventola. Compreso, perfino, il cinico, apparentemente anaffettivo ruvese.

Salerno mai “de sinistra”. Ma ammaliata dallo “sceriffo”

È stato ed è, De Luca, dominatore incontrastato della scena amministrativa e politica, a Salerno. Una città mai, nella sua storia, così de sinistra, come in quella che, mussolinianamente, può ben definirsi l’era De Luca. Lo sceriffo ha avuto, in primis, l’abilità di annientare l’opposizione. La quale, per il vero, s’è annichilita già da sola…

Forza Italia a Salerno: che pena…

A cominciare dalla penosa Forza Italia, che, a Salerno,  è stata perennemente, indecorosamente inesistente. Figurarsi, pretendeva di fare leva addirittura sui fratelli Gagliano (Gennaro prima e Salvatore poi), che miravano a ben altro… E che, ad ogni buon conto (non si sa mai…), sono stati ripagati, con il sostegno dei sindaci campani, di osservanza deluchiana, fedelissimi yes-men, in occasione della molto provvisoria e transeunte elezione federale del recordman dei presidenti meteora: l’improbabilissimo Salvatore il praianese, il minore  dei fratelli Gagliano, ormai anch’egli non lontano dall’impegnativo traguardo dei settant’anni.

Cirielli e la Carfagna, dopo essersi beccati tra  loro, han gettato la spugna…

Perfino quello che appariva un ostinato avversario, Edmondo Cirielli, dopo qualche velleitario conato, s’è rintanato al Parlamento… La Mara Carfagna, poi, ha finto perfino di emigrare a Napoli, pur di sottrarsi allo sgraditissimo onere, per lei insostenibile, di affrontare De Luca in singolar tenzone. I due, Carfagna e Cirielli, dopo essersi lungamente beccati, come i polli di Renzo, han gettato la spugna. Quella del pugile suonato… Ma senza neppure combattere.

Il cavaliere solitario: Roberto Celano

È rimasto in piedi, a darsi da fare, praticamente da solo (con dignità, ma era una mission unpossible), Roberto Celano, il dottore commercialista. Purtroppo, condizionato dalla sua recente affiliazione a Mara Carfagna, la deliziosa nuvoletta di ben altra origine: democristiana, sotto il profilo politico; territorialmente, irpina. Entrambe, quella politica e quella territoriale, di derivazione familiare, da papà Salvatore, il preside. Per inciso, le origini carfagnane sono riemerse nel suo sconcertante sodalizio attuale con Cosimo Sibilia (già questo, un dettaglio  illuminante…).

Eppur si muove…

Ma, così come Galileo Galilei insisteva, con eroica tenacia, sulla sua geniale intuizione (“eppur si muove”), anche nella cloroformizzata, “appapagnata”, “addobbiata” Salerno deluchiana, serpeggia, da tempo, un silente disagio, un sia pur cauto no a De Luca. Ma è un’insofferenza che, comunque, inizia a lievitare. Una reazione a ciò che, fino ad ieri, sembrava indiscusso: i criteri, i sistemi, le metodologie deluchiane. Una ripulsa alle sue operazioni clientelari.

Il segretario di Piero De Luca a capo di “Salerno sistemi”

Come quella del segretario del figlio Piero, l’avv. Enzo Luciano, messo a capo di “Salerno sistemi”, la società di gestione dell’acqua. Perfino, a proposito di acqua, un moto di fastidio per le “mutazioni” dei proverbiali, onerosi zampilli pubblici (con immane spreco delle carenti risorse idriche, proprio nel periodo di massima sensibilità popolare per codesto prezioso bene), dell’epoca di Vicienzo ’a funtana,. Trasformati tutti, a spese della comunità, in rotatorie… Il salernitano medio  s’interroga, memore dell’antico adagio su chi fabbrica e sfabbrica: ma non era il caso di pensarci prima? E non può fare a meno di porsi un altro quesito: questo qui, capace di codeste performance, sarebbe stato il sindaco geniale?

Fenomeno sociologico

Salerno è un impressionante fenomeno sociologico. Sostanzialmente mai, se non per brevi lampi (senza gloria), è stata guidata da un sindaco nato in città. Inoltre, come già accennato, di propensioni destrorse, s’è, paradossalmente, adagiata sull’ex comunista De Luca, a lungo segretario della storica sezione PCI di via Manzo. Quella, all’interno della quale si consumò la misteriosa vicenda De Luca / Donigaglia, presidente della SPAL Calcio e della rossa Cooperativa Estense Costruttori (dalla quale, come da tutte le altre situazioni giudiziarie, De Luca uscì intonso).

La rassegnazione al sindaco sceriffo

La città dell’Irno e della nobilissima Scuola Medica, s’è, in concreto, piegata, rassegnata all’impero De Luca. Al sindaco sceriffo. Il quale, in una prima fase (che, di tanto in tanto, riemerge, per via dell’istintività un po’ ferina), quasi populisticamente, si comportava da anti-migranti. Li affrontava, Vicienzo, protetto dalla polizia municipale, catapultandosi minaccioso dalla sua lucida e sfavillante auto blu, quella da sindaco (in ordine alla quale, accenneremo soltanto alle sfrecciate contromano). Per chiudere la parentesi dei migranti, De Luca li arringava, mentre chiedevano l’elemosina, davanti a un supermercato.

Contrordine, compagni!

Poi, con un perentorio, sorprendente “contrordine, compagni!”, di quelli che l’han reso famoso (come il repentino, non disinteressato passaggio da Bersani a Renzi, dopo aver ironizzato, alla sua maniera, sul tosco rampante, Matteo), De Luca ha addirittura spalancato il porto di Salerno. In cambio di che?

CONTINUA GIOVEDÌ 16 MAGGIO

 

Queste son situazioni di contrabbando…

Chiacchiere e nuvole

La faccia tosta d’ ’a politica…

Il vento gonfia ogni polemica…

Che voglia di piangere ho!

Masuccio 2000