Castellammare, incontro con lo scrittore Giovanni Taranto, autore di “La fiamma spezzata”

Castellammare di Stabia. Appuntamento, questa settimana, con Giovanni Taranto, scrittore e giornalista, il quale ha presentato il suo ultimo libro “La fiamma spezzata”, edito per Avagliano editori, in occasione del consuetudinario appuntamento con l’iniziativa ‘Qui si legge stabia’ organizzata dal comune di Castellammare di Stabia.

Giovanni Taranto è un giornalista campano impegnato da più di trent’anni nella cronaca nera napoletana e vesuviana. Ad oggi non solo continua la sua attività principale di giornalista, e ora scrittore, ma è anche molto impegnato nel sociale, soprattutto con i giovani, infatti insegna tecniche giornalistiche a Trento e a Udine ed è continuamente in giro per l’Italia per parlare nelle scuole e nelle università del proprio lavoro e, in particolare, di quello fatto sul campo negli anni Novanta nel napoletano: un periodo famoso per lo strapotere esercitato dai clan della Camorra.

‘La fiamma spezzata’ è un giallo ambientato nei paesi Vesuviani degli anni Novanta il cui protagonista è un giovane capitano della Compagnia dei carabinieri di San Gioacchino, Giulio Mariani. Il giovane e brillante capitano dovrà indagare sulla scomparsa di un altro giovane carabiniere, Ciro Casillo, avvenuta sei anni prima mentre lavorava per i Servizi segreti militari ad un’indagine su alcuni clan della Camorra.
‘La fiamma spezzata’ presenta diversi punti di forza a partire proprio dalla trama; infatti, essendo Giovanni Taranto un giornalista che ha lavorato per molti anni nella cronaca nera e conoscendo molto bene le inchieste di polizia giudiziaria ne ha saputo creare una del tutto verosimile in grado di far conoscere al proprio lettore com’è realmente questo mondo e dando un assaggio di quello che forze di polizia, giudiziarie e giornalisti fanno realmente ogni giorno.

Il libro si offre anche di essere una lente di ingrandimento sulla Napoli e sui paesi Vesuviani degli anni Novanta, quando il potere della criminalità era all’apice della propria storia e le pagine di cronaca nera erano piene. La napoletanità di cui sono impregnate le pagine non riguarda solo questo aspetto ma più in generale tutto ciò che riguarda questi luoghi dalla lingua ai sapori, e ancora, dalla vista all’olfatto di cui un romano come il capitano Giulio Marani rimane stregato e affascinato.

L’intervista

Da dove nasce l’idea del titolo ‘la fiamma spezzata’?

“La fiamma spezzata è quella di Ciro Casillo che è morto e non si sa come. Anzi, non si sa nemmeno se è vivo o se è morto. Non si capisce se è vivo e sia sotto copertura a fare un’inchiesta per i carabinieri, se sia vivo e sia passato alla criminalità organizzata o se sia con i servizi segreti. Se sia morto suicida, se sia morto assassinato. Se l’abbiano eliminato i servizi segreti o la camorra. Non si sa niente”.

È un libro autoconclusivo? Il secondo libro tratterà un’altra inchiesta?

“Alla fine saprete tutto. Le ambientazioni saranno le stesse. I personaggi principali ricorreranno”.

È più difficile la carriera da giornalista o da scrittore?

“Io faccio il giornalista di cronaca nera da trentasette anni. È molto difficile fare il giornalista di cronaca nera e giudiziaria, soprattutto in queste zone e che può dare anche tanti problemi. Il fare lo scrittore non so dire se sia difficile o meno. Vediamo cosa dirà il lettore se sono riuscito ad essere interessante e se avrò un futuro come scrittore”.

Per quanto riguarda l’ambientazione dei fatti, si è ispirato a dei casi che ha realmente seguito o all’insieme di tutti quelli che sono stati gli anni Novanta della cronaca nera napoletana?

“Non mi sono ispirato a dei casi realmente accaduti. Ho seguito tantissimi casi di questo genere, quindi, ho dei paradigmi su cui si basano i diversi casi di cronaca nera che succedono. È da questi che attingo per poter poi romanzare le cose di cui tratto”.

Durante gli incontri a cui lei prende parte nelle scuole e nelle università come riesce ad attirare l’attenzione di questi ragazzi che su un periodo storico che non stiamo vivendo?

“Se io propongo questi eventi sottoforma di romanzo giallo i giovani spinti dall’empatia verso quello che stanno leggendo non possono fare a meno di tuffarcisi dentro. Se riesco a far capire come si sente una vittima di reato il lettore, anche se giovane, non può far a meno di ricorda quell’episodio e di interiorizzarlo”.

Prossimamente ci sarà ancora più coinvolgimento dei giovani?

“Certamente!”.

Sara Letizia Serafini