Torre Annunziata. Futuro sempre più incerto per i 70 lavoratori licenziati dal Centro Medico Oplonti di Torre Annunziata che, questa mattina, hanno protestato nella sede municipale di via Schiti. Il Comune, infatti, ha negato la Scia per i lavori nei nuovi locali individuati per ospitare la medicina nucleare del Cmo.
“Dopo 70 giorni di attesa e la presentazione di ulteriore documentazione richiesta, l’Ente comunale ci ha negato l’autorizzazione all’inizio dei lavori. Un diniego giunto oltre i termini previsti dalla legge” sono le parole di Luigi Marulo, amministratore del Cmo di Torre Annunziata.
“In questi mesi abbiamo profuso tante energie, anche economiche, per individuare una soluzione alternativa all’edificio che attualmente ospita la medicina nucleare e che è al centro della nota vicenda giudiziaria. I locali individuati sono stati oggetto di una progettazione validata anche da un professionista esterno all’azienda, un illustre accademico, per rendere ineccepibile tutta la procedura. Il Comune prima ha richiesto una documentazione integrativa, puntualmente fornita nei termini e poi, oltre il termine dalla legge previsto per poter eccepire alcunché, e cioè quando si era già formato il silenzio assenso e dopo che avevamo comunicato l’inizio dei lavori, ci ha comunicato il diniego all’autorizzazione”.
In mattinata, i rappresentanti dell’azienda e i tecnici dello studio Coppola (il prof. Alberto Coppola e il dott. Mattia Coppola) hanno preso parte a un incontro presso la sede dell’azienda (via Roma) per confrontarsi pubblicamente con lavoratori, pazienti e giornalisti.
Cominciare i lavori avrebbe consentito al Cmo di inaugurare la nuova sede entro pochi mesi e reintegrare i 70 lavoratori in esubero. La vicenda della medicina nucleare ha, infatti, costretto l’azienda a licenziare circa 70 persone.

“Lavoratori – sottolinea ancora Marulo – che avremmo potuto riassorbire quanto prima se solo ci fosse stato permesso l’inizio dei lavori. Non vogliamo entrare in una sterile dialettica procedurale, ma questa vicenda ci fa maturare alcune tristi considerazioni che trasformiamo in interrogativi che meritano una risposta. Non per noi, ma per i lavoratori, per i pazienti, per la città tutta”.
L’architetto Coppola, invece, ha parlato di “un accanimento amministrativo contro l’azienda. Venerdì scorso sono state notificate le ordinanze di demolizione del 2017, quando il Tar a sospeso il provvedimento in attesa della discussione prevista a marzo 2019. Se questo non è accanimento… Tra l’altro contro un servizio pubblico che riguarda la salute”.

