Campania, si torna a scuola in presenza: riapertura tra paura e caos

Di Titti D’Amelio

Una generazione di giovani Spartani. È questo il piano neanche troppo velato che si sta attuando nelle scuole campane  e che vede protagonisti i bambini dei primi anni di scuola elementare, a cui da stamattina si sono aperte le porte dei vari circoli e istituti partenopei e non, chiuse da ottobre scorso.

Un cappello di lana al posto dell’elmetto, giubbino imbottito a coprire non lo scudo ma la maglia di lana, lupetto e grembiule. Nello zainetto, il kit di sopravvivenza: borraccia e merendina, disinfettante e mascherina. Tutto rigorosamente imbustato. E alle 8, tutti ai cancelli. Gli ultimi saluti ai nonni e genitori e poi via. Scomparsi come soldatini perfettamente distanziati tra i vari accessi e varchi creati ad hoc.

Prima campanella. Speriamo non l’ultima. Ma è in classe che si mette in atto la vera prova post DAD. Seduti nei famigerati banchi monoposto,  i termosifoni sono al massimo, le finestre aperte. Un’ora dopo l’altra. Il bimbo delle nuove colonie greche della Grecia che fu, tutto tremante, stringe la penna e va avanti. Il Covid è solo uno dei nemici da affrontare. In questo stato di cose  è più facile buscarsi raffreddore e mal d’orecchio.  Ma il protocollo ci sta, e va osservato.

Forgiare la nuova generazione di cittadini “spartenopei”, con la variante che  qui non c’è il monte Taigeto, ma il Vesuvio, per cui, mal che vada, ci si va a fare una “marenna” tutti insieme. L’ora è tarda. Urge il riposo. L’attrezzatura da combattimento, ops, per le lezione finalmente in presenza, è appesa all’attaccapanni, da cui spuntano anche calzoni foderati e  sciarpa di pelliccia presa in prestito dalla prozia. Il Sud ha bisogno di voi, cari bambini. Siete il nostro futuro e il nostro orgoglio. Domani seconda campanella. Speriamo non l’ultima.