Si chiude dopo otto anni un capitolo doloroso di malasanità che ha scosso le comunità di Boscoreale e Pagani. Il Tribunale di Nocera Inferiore ha pronunciato una sentenza di condanna a un anno di reclusione (pena sospesa) nei confronti della dottoressa SDL., l’oncologa imputata di omicidio colposo per la morte di Arcangelo Buono, il pensionato di 74 anni deceduto nell’aprile del 2017.
I fatti risalgono al 12 aprile 2017 presso l’ospedale di Pagani. Il paziente si era sottoposto a una biopsia osteomidollare, una procedura che avrebbe dovuto essere di routine. Tuttavia, secondo la ricostruzione giudiziaria, l’operazione fu eseguita con un’imperfetta manovra di inserzione dell’ago, che non tenne conto della particolare conformazione fisica dell’uomo (iperlordosi lombare). L’errore causò la lacerazione dell’aorta e una conseguente emorragia interna che portò al decesso due giorni dopo.
Il giudice ha riconosciuto la responsabilità penale ai sensi dell’art. 590-sexies c.p., accogliendo le tesi delle Parti Civili — Caterina Buono, Giuseppe Buono, Raffaella Buono e Maddalena Iuliano — rappresentate e assistite dall’Avvocato Elio D’Aquino del foro di Torre Annunziata (sostituito per delega dall’Avvocato Salvatore Ottobre).
Oltre alla condanna detentiva, il Tribunale ha stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva di 100.000 euro in favore degli eredi e il pagamento delle spese processuali, liquidate in oltre 10.000 euro.
Le parole della figlia: “Giustizia è fatta, papà”
Al termine del processo, Raffaella Buono, figlia della vittima, ha affidato a una toccante lettera il senso di questa battaglia legale durata quasi un decennio:
“A mio padre. Dopo 8 lunghi anni di battaglie, udienze e un dolore che non si può spiegare a parole, la giustizia ha finalmente fatto il suo corso. Non è mai stata una questione di vendetta, ma di verità. La verità su quel 12 aprile 2017 a Pagani, quando una procedura che doveva essere di routine si è trasformata in tragedia per un’imperizia che non doveva accadere. Oggi la magistratura ha messo un punto fermo sulle responsabilità sanitarie (art. 590-sexies c.p.) legate a quella biopsia che ha spezzato la vita di mio padre. La sua condizione fisica richiedeva una cautela che non c’è stata, portando a quella fatale lacerazione dell’aorta che ce lo ha portato via. Nessuna sentenza potrà mai restituirmi i suoi abbracci, i suoi consigli o il tempo perso. Ma oggi, almeno, posso guardare al cielo e dirgli che non abbiamo smesso di lottare per lui. Giustizia è fatta, papà. Riposa in pace…tua Raffaella”

