Molte volte si è parlato di far entrare in NBA nuove franchigie e ora, con la crisi provocata dal virus, questa voce sembra stia diventando realtà.
La National Basketball Association fu fondata nel 1946, ed era composta da 11 squadre. Con il passare degli anni e con il successo che cresceva in maniera esponenziale anche a livello globale, le franchigie sono aumentate, hanno cambiato città fino a raggiungere le 30 squadre iscritte al campionato.
L’ex commisioner NBA, David Stern (scomparso il 1° gennaio 2020), ha fatto in modo che l’NBA diventasse un fenomeno internazionale. Sicuramente campioni come Michael Jordan, Dennis Rodman, Kobe Bryant, Shaquille O’Neal, LeBron James e tanti altri hanno aiutato Stern a creare un fenomeno di dominio pubblico. Proprio grazie a questo immenso successo riscosso, la lega è cresciuta sempre di più, espandendosi e raggiungendo le odierne 30 franchigie. Adam Silver, successore di Stern, ha più volte parlato di un ulteriore allargamento e finalmente sembra ormai imminente questa rivoluzione.
La pandemia ha causato importanti perdite anche al colosso del basket che quindi ha bisogno di maggior guadagno e la soluzione sembra far entrare altre 2 franchigie nel campionato. I fan più nostalgici si ricorderanno sicuramente dei Seattle SuperSonics che hanno fatto la storia della lega di basket più seguita al mondo. Nel 2008 i SuperSonics vennero trasferiti ad Oklahoma City e la squadra venne quindi rinominata Oklahoma City Thunder.
Da quel giorno la speranza è sempre stata quella di poter rivedere quella franchigia ancora in NBA. Tra le città papabili in cui far nascere una delle due nuove franchigie troviamo proprio Seattle che è anche la favorita. Altre città sono: Las Vegas, Kansas City, Mexico City e Louisville. 2,5 miliardi di dollari è la cifra minima per far nascere queste nuove franchigie, operazione non semplice ma non impossibile. Seattle sta tornando? Speriamo…
Francesco Pio Scaramozza

