Basket NBA: I Toronto Raptors battono 4-2 Golden State e diventano campioni NBA

La stagione NBA è giunta al termine con una serie finale che entra di diritto nella storia non solo della National Basketball Association ma della pallacanestro in generale.
Andiamo a ricapitolare tutti i 6 episodi di queste Finals che sembrano state scritte dal miglior regista di Hollywood. Attori protagonisti: Golden State Warriors e Toronto Raptors

Gara 1
È la notte tra giovedì 30 maggio e venerdì 31 maggio quando lo spettacolo delle NBA Finals inizia. Siamo in quel di Toronto che grazie a una stagione regolare che li ha visti piazzarsi al 2º posto nella Eastern Conference hanno ottenuto la certezza di giocare le prime due gare delle finali in casa e poi le eventuali gara 5 e gara 7 sempre tra le mura amiche. I Golden State Warriors nonostante siano nettamente la squadra più forte della lega, a causa di problemi di natura fisica e non solo dei loro giocatori pur arrivando primi nella Western Conference hanno ottenuto un record peggiore dei canadesi. Kevin Durant è out a causa di un infortunio e non si sa quando potrà rientrare in campo, Demarcus Cousins rientra anche lui da un infortunio ed è alla prima esperienza in un palcoscenico del genere. Golden State quindi deve puntare sulla classe cristallina degli Splash Brothers (Stephen Curry e Klay Thompson) e sul carisma di Draymond Green. Toronto invece ha tutto il roster a propria disposizione e un quintetto base con a comando Kawhi Leonard. Leonard è arrivato la scorsa estate con una trade che ha visto Demar DeRozan approdare in Texas alla corte di Gregg Popovich e Leonard (insieme a Danny Green) arrivare in Canada. Inizia la partita in un clima infuocato e già dai primi possessi si vede il grande approccio di Toronto e in particolare di Pascal Siakam che inizialmente doveva diventare un prete ma ora si trova a dominare in Gara 1 delle finali NBA. Oltre alla grande prestazione del leader silenzioso, Kawhi Leonard, molto importante è stato l’impatto che ha avuto sulla partita Fred VanVleet che con triple pesantissime ha fatto impazzire la Scotiabank Arena. Per i Warriors c’è la tripla doppia di Draymond Green e i 55 punti della coppia Curry-Thompson. Gara 1 però va ai Toronto Raptors che non hanno sbagliato niente nei 48 minuti (118-109 il risultato).
Gara 2
È la notte tra domenica 2 giugno e lunedì 3 giugno. Ci troviamo sempre a Toronto ma qualcosa cambia. Kevin Durant ancora out ma Demarcus Cousins è pronto a partire nei primi 5. Il suo impatto sulla partita è fondamentale (10 rimbalzi e 11 punti conditi da 6 assist). Tripla doppia sfiorata per Draymond Green che per un assist non realizza la seconda tripla doppia di fila. Sono però gli splash brothers a pareggiare la serie con 48 punti in coppia. Per Toronto ottima prestazione di Leonard (14 rimbalzi e 34 punti) e altra grande prestazione per VanVleet (17 punti) ma Golden State pareggia la serie vincendo 104-109.
Gara 3
Arrivano brutte notizie dall’infermeria dei Warriors: Durant e Klay Thompson out per gara 3. Stephen Curry è solo e deve caricarsi la squadra sulle spalle per provare a vincere una gara che si prospetta difficilissima. La Oracle Arena spinge il proprio idolo che realizza una delle più grandi prestazioni individuali della storia delle NBA Finals mettendo a referto 47 punti conditi da 8 rimbalzi e 7 assist. I Raptors però fanno gioco di squadra e tutto il quintetto base va in doppia cifra insieme all’eroico Fred VanVleet. 2-1 Raptors che vincono 109-123.
Gara 4.
48 ore dopo Klay Thompson torna in campo e la Oracle Arena vede la possibilità di pareggiare la serie anche se KD è ancora out. I primi due quarti si chiudono con i campioni in carica in vantaggio di 4 lunghezze ma dopo l’intervallo lungo cambia tutto. Questa volta l’uomo del destino é Serge Ibaka che realizza 20 punti da affiancare ai 36 di Leonard. Draymond Green manca la tripla doppia per un solo rimbalzo e la coppia Curry-Thompson realizza 55 punti. Toronto però batte Golden State 92-105 arrivando sul 3-1 nella serie mettendo i ragazzi di Oakland con le spalle al muro.
Gara 5
Si sa, quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. Kevin Durant farà parte di gara 5, i tifosi dei Warriors possono ancora sperare. Inizio stratosferico del Big Three di Golden State che fa piovere triple da ogni parte del campo. Manco 9 minuti alla fine del secondo quarto, palla nelle mani di Kevin Durant (3 su 3 dalla lunga distanza in quel momento), palleggia e poi si ferma a terra, il tendine di achille si è rotto. Il numero 35 esce tra gli applausi della Scotiabank Arena che voleva sfidare i fenomeni al completo. In molti davano per spacciati i campioni in carica ma Curry e Thompson non la pensano così. 31 punti per il primo e 26 punti per il secondo fanno in modo che a pochi secondi dalla fine Golden State sia a +1. Ultimo tiro per Kyle Lowry che finalmente ha trovato la propria dimensione all’interno della squadra ma viene stoppato dall’orso ballerino, Draymond Green. 105-106 e 3-2 Toronto, si torna a Oakland.
Gara 6
È l’ultima partita della storia della Oracle Arena e Golden State vuole ottenere la vittoria a tutti costi anche perché in caso di sconfitta sarebbe anche l’ultima partita di questa stagione. Toronto ha il secondo match point e non vuole sbagliare. La partita è punto a punto, sorpasso dopo sorpasso, grande giocata dopo grande giocata ma a un certo punto qualcosa cambia. Klay Thompson va a schiacciare ma nel ricadere poggia male il ginocchio che si gira. Klay viene scortato negli spogliatoi ma improvvisamente torna indietro per tirare i due tiri liberi che vanno a referto. Dopo però è costretto a lasciare il campo a causa del crociato rotto. La partita resta comunque combattuta fino all’ultimo secondo quando Kawhi Leonard segna i due tiri liberi (dopo la tripla sbagliata da Curry) che consentono ai Toronto Raptors di diventare campioni NBA per la prima volta nella storia della franchigia canadese. MVP Kawhi Leonard ma la sorprendente serie di Fred VanVleet merita davvero tanto. Complimenti ai Toronto Raptors e ora non ci resta che aspettare il mercato NBA per delineare la nuova geografia della pallacanestro a stelle e strisce.

Francesco Pio Scaramozza