Amianto, risarcimento da un milione. I figli dell’operaio stabiese: «Giustizia è stata fatta»

«Avevamo promesso a nostro padre che le sue sofferenze non sarebbero state vane; si è sacrificato nel lavoro per offrici un futuro dignitoso, spesso costretto a lavorare su turni massacranti per garantire alla nostra famiglia una sicurezza che mai avevamo immaginato avesse pagato con la vita. Nel suo ricordo, in questa promessa e attraverso i suoi insegnamenti abbiamo trovato il coraggio di andare fino in fondo».

Così i figli di Angelo T., l’operaio di Castellammare di Stabia morto il 5 marzo 2016 per mesotelioma da esposizione alle fibre di amianto. Lo sfogo al termine di una battaglia legale durata circa 4 anni, portata avanti con forza e coraggio. E oggi, con la condanna di Fincantieri S.p.A.e Sait Spa al risarcimento di un milione di euro alla famiglia, hanno finalmente ottenuto giustizia.

«Oltre a nostro padre  proseguono i figli di Angelo – anche altri nostri familiari avevano perso la vita lavorando a contatto con l’amianto negli stessi stabilimenti. Speriamo che la sentenza – concludono i familiari – dia il coraggio a tante persone del nostro territorio di denunciare e lottare affinché morti assurde come questa non accadano più».

«Una sentenza storica – ha dichiara il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) Ezio Bonanno -, quella del Giudice del lavoro del Tribunale di Torre Annunziata. L’Inps in un primo momento – aveva riconosciuto soltanto 30 mila euro a titolo di rendita indennitaria, il giudice Dionigio Verasani, invece, ha condannato al risarcimento entrambe le aziende per le quali ha lavorato l’ex dipendente, che ha ritenuto responsabili in solido per il decesso dell’uomo».

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