È salito ad almeno 168 morti il bilancio delle devastanti alluvioni che hanno colpito la regione himalayana al confine tra Nepal e Tibet, dopo il crollo di una parte di un ghiacciaio che ha provocato una violentissima ondata di acqua, ghiaccio, fango e detriti. Il numero delle persone disperse ha superato quota 1.300, mentre le operazioni di soccorso proseguono in condizioni estremamente difficili.
La tragedia si è verificata nella giornata di mercoledì 26 agosto. Il distacco di una porzione del ghiacciaio, a circa 5.200 metri di altitudine, avrebbe innescato una valanga di ghiaccio e rocce che ha raggiunto il corso del fiume Lhende Khola, in Tibet. I detriti avrebbero temporaneamente sbarrato il corso d’acqua, formando una sorta di diga naturale. Il successivo cedimento ha liberato improvvisamente una enorme quantità d’acqua, trasformando il fiume in un torrente di fango e detriti diretto verso valle.
L’ondata ha investito duramente il distretto di Rasuwa, in Nepal, e l’area di Gyirong, in Tibet, spazzando via abitazioni, strade, ponti e infrastrutture. In Nepal sono stati distrutti almeno 19 ponti e circa 40 chilometri di strade, mentre diverse strutture legate alla produzione di energia idroelettrica sono state danneggiate. Anche il valico di Gyirong, importante collegamento tra Nepal e Tibet, è stato pesantemente colpito.
Particolarmente drammatico il bilancio delle persone ancora disperse. Tra loro ci sono centinaia di cittadini stranieri, tra turisti, pellegrini e lavoratori presenti nella zona. Le autorità nepalesi hanno segnalato centinaia di persone non ancora rintracciate, mentre dalla parte tibetana le autorità cinesi hanno comunicato 558 dispersi. Le cifre sono ancora in aggiornamento e potrebbero aumentare con il proseguire delle ricerche.
Le operazioni di soccorso sono rese particolarmente complesse dalla distruzione delle vie di comunicazione e dalla presenza di enormi quantità di fango e detriti. Migliaia di soccorritori sono impegnati nella ricerca dei dispersi, con l’impiego di elicotteri, droni e squadre specializzate. In alcune aree, tuttavia, gli elicotteri non riescono ad atterrare e i collegamenti elettrici e telefonici sono stati interrotti.
Inizialmente si era ipotizzato che un terremoto potesse aver provocato il distacco del ghiacciaio. Le successive analisi dell’US Geological Survey hanno però indicato che il segnale sismico registrato sarebbe stato prodotto proprio dalla frana, che ha raggiunto una magnitudo equivalente a 5,2, e non da un terremoto precedente. Gli esperti stanno inoltre valutando il ruolo dell’aumento delle temperature e del rapido scioglimento dei ghiacci nella crescente vulnerabilità della regione.
L’area colpita è particolarmente frequentata da turisti, escursionisti e pellegrini diretti verso il Tibet e il monte Kailash. La devastazione ha quindi coinvolto non soltanto le comunità locali, ma anche numerose persone provenienti dall’estero.
Le autorità nepalesi e cinesi continuano a coordinare le operazioni di emergenza, mentre diversi Paesi e organizzazioni internazionali hanno offerto assistenza. Nel frattempo, le autorità hanno invitato la popolazione a mantenersi lontana dai principali corsi d’acqua, per il rischio di ulteriori frane e improvvise piene.
Il bilancio della tragedia resta dunque provvisorio. Con centinaia di persone ancora disperse e vaste aree difficili da raggiungere, le prossime ore saranno decisive per capire l’effettiva portata della catastrofe che ha devastato il confine tra Nepal e Tibet.

