Il caso Sea Watch riaccende lo scontro tra governo e magistratura. La sentenza del Tribunale di Palermo che ha riconosciuto un risarcimento di circa 76mila euro alla ong Sea Watch per il fermo ritenuto illegittimo della nave Sea Watch 3 nel 2019 ha provocato una durissima reazione politica.
La vicenda risale all’estate di quell’anno, quando la comandante Carola Rackete forzò il blocco per attraccare a Lampedusa dopo giorni in mare con migranti soccorsi a bordo. Ora i giudici hanno stabilito che il fermo amministrativo disposto all’epoca non fosse legittimo, aprendo la strada al risarcimento.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato la decisione con parole molto dure, definendola “assurda” e sostenendo che simili sentenze rischiano di indebolire l’azione dello Stato nella difesa dei confini. La premier ha parlato di una parte della magistratura che, a suo dire, assumerebbe decisioni con un’impostazione ideologica, ribadendo che il governo continuerà a portare avanti una linea rigorosa sull’immigrazione.
Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini, che ha espresso forte contrarietà alla pronuncia dei giudici, parlando di una decisione incomprensibile e ribadendo la necessità di sostenere le forze dell’ordine e le scelte adottate negli anni scorsi per contrastare l’immigrazione irregolare.
Le parole dell’esecutivo hanno alimentato un nuovo fronte di tensione con la magistratura. In questo clima, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto richiamando al rispetto reciproco tra poteri dello Stato e alla necessità di mantenere equilibrio e sobrietà nei toni del confronto istituzionale.
Intanto, un altro provvedimento giudiziario ha riacceso il dibattito: il Tribunale di Catania ha revocato un fermo amministrativo di 15 giorni e la relativa sanzione nei confronti della nave Sea Watch 5, consentendole di riprendere le operazioni in mare.
Il caso Sea Watch torna così al centro dello scontro politico, in un contesto già segnato da tensioni sulla riforma della giustizia e sul ruolo della magistratura nelle scelte che incidono sulle politiche migratorie del Paese.

