Scacco alla “Banda dei bancomat”: dal milione di euro in bottino agli interrogatori in carcere

Si sono conclusi oggi, 7 febbraio 2026, gli interrogatori di garanzia per le persone arrestate nell’ambito della maxi-operazione che ha smantellato una pericolosa organizzazione dedita agli assalti ai bancomat tra Puglia e Campania. Davanti al GIP Basile, gli indagati hanno scelto la linea del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Taranto e condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale jonico, era scattata lo scorso novembre a seguito di un’escalation di furti agli ATM tra Montemesola, Mottola e Ginosa. Il modus operandi era quasi “militare”: l’utilizzo della cosiddetta “marmotta” (un congegno artigianale imbottito di esplosivo inserito nelle fessure dei bancomat) e l’impiego di chiodi a quattro punte disseminati sull’asfalto per bloccare le gazzelle dell’Arma.

Proprio a Mottola, così come ad Agerola e Casavatore, i colpi sono stati seguiti da inseguimenti da brivido, con auto lanciate a oltre 200 km/h e l’uso di estintori svuotati negli abitacoli delle vetture in fuga per cancellare ogni traccia biologica.

Se inizialmente il raggio d’azione sembrava limitato alla Puglia e alla Basilicata, i Carabinieri hanno poi ricostruito una ragnatela di colpi che si estendeva a Lazio, Campania e Calabria. Dalle province di Frosinone a quelle di Benevento e Salerno, la banda avrebbe accumulato un bottino complessivo stimato vicino al milione di euro, di cui circa 200.000 euro già accertati solo nel distretto pugliese.

Durante il blitz di tre giorni fa, che ha visto l’impiego di oltre 100 militari e un elicottero del 6° Nucleo di Bari, sono stati sequestrati anche 100 grammi di cocaina e 35.000 euro in contanti, ritenuti provento delle attività illecite.

La strategia difensiva e la competenza territoriale
Per le posizioni di G.M, difeso dall’avvocato Anna Fusco, e N., assistito dall’avvocato Gennaro Maresca (entrambi legali del Foro Oplontino), la difesa ha richiesto la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari, in attesa che il GIP sciolga la riserva sulla convalida del fermo.

Il futuro giudiziario del gruppo appare tracciato: gli atti verranno trasmessi alla Procura di Taranto per competenza territoriale, essendo il capoluogo jonico il centro gravitazionale delle 18 rapine contestate e delle indagini originarie. Per ora, resta alta l’attenzione degli inquirenti per identificare ulteriori complici che avrebbero fornito supporto logistico fuori regione.