Il 4 febbraio la Chiesa celebra San Giuseppe da Leonessa, sacerdote cappuccino, missionario instancabile e testimone ardente del Vangelo, uomo di penitenza e di carità, capace di unire forza apostolica e tenerezza verso i più poveri.
La sua memoria ci richiama a una fede coraggiosa, che non teme di esporsi pur di portare Cristo dove c’è bisogno di speranza.
Nato nel 1556 a Leonessa, in Umbria, fin da giovane mostrò un animo sensibile alla preghiera e al sacrificio.
Scelse l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, attratto da una vita semplice, povera e radicalmente evangelica.
Desiderava appartenere solo a Dio e servire tutti.
Divenne sacerdote e si dedicò con zelo alla predicazione, alle confessioni e all’assistenza dei malati.
Il suo ministero era diretto, concreto, vicino alla gente: parlava al cuore, più con l’esempio che con le parole.
Per lui evangelizzare significava farsi prossimo.
Animato da spirito missionario, partì per Costantinopoli per sostenere i cristiani fatti schiavi e cercare il dialogo con il mondo musulmano.
Non esitò a visitare le prigioni, a consolare, a riscattare, a intercedere per la libertà dei più deboli.
La carità non conosceva confini né paure.
Questo zelo gli costò persecuzioni e torture.
Secondo la tradizione, fu persino appeso a un uncino per un braccio, patendo sofferenze atroci.
Ma non rinnegò la fede né smise di annunciare Cristo: la sua forza nasceva dall’amore.
Tornato in Italia, continuò la missione tra i poveri e nelle campagne, predicando conversione e riconciliazione.
Viveva austeramente, ma il suo cuore era colmo di misericordia.
Penitenza e compassione camminavano insieme.
San Giuseppe da Leonessa mostra che la santità è ardore apostolico, è uscire da sé per cercare chi è lontano, è portare il Vangelo non solo con la voce, ma con la vita.
Il vero missionario è chi si consuma per gli altri.
Ci insegna che la croce non è fallimento, ma dono; che la sofferenza offerta diventa feconda; e che nessun luogo è troppo lontano quando si ama Cristo.
“Guai a me se non annuncio il Vangelo!” – (1Cor 9,16)
Oggi San Giuseppe da Leonessa ci invita a rinnovare il nostro slancio missionario, trasformando le difficoltà in occasioni di testimonianza e facendoci vicini a chi è solo, oppresso o dimenticato, perché attraverso di noi possa giungere la consolazione di Dio.

