Delitto di Garlasco, dna di Sempio sotto le unghie di Chiara Poggi: lui continua a dichiararsi innocente

Andrea Sempio, indagato per la seconda volta in otto anni per l’omicidio di Chiara Poggi (2007, Garlasco), si dice amareggiato per la diffusione sui media di indiscrezioni relative ai dati della perizia dell’incidente probatorio, pubblicate prima ancora del deposito delle conclusioni ufficiali. Fonti vicine al 37enne riferiscono che Sempio resta comunque convinto di poter dimostrare la propria innocenza grazie al lavoro dei suoi consulenti e dei suoi avvocati.

I legali di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, precisano che quanto apparso sui giornali riguarda “meri dati biostatistici” e non una perizia completa. Anche se corretti, spiegano, tali dati non sarebbero individuanti, poiché il Dna trovato sotto le unghie di Chiara è un Dna misto, privo dei requisiti necessari per attribuire valore probatorio. Restano infatti irrisolte domande determinanti: quel materiale genetico deriva da un contatto diretto durante il delitto, oppure da un trasferimento avvenuto in momenti precedenti? Senza queste risposte, ogni conclusione viene ritenuta prematura.

Secondo i consulenti della famiglia Poggi, quei risultati non possono essere considerati “scientificamente attendibili” perché non consolidati. Già nel 2014, il perito dell’appello bis, Francesco De Stefano, aveva ripetuto l’analisi senza ottenere esiti coerenti, dichiarando la traccia genetica non utilizzabile. Per questo ritengono un errore ricorrere a un’analisi biostatistica basata su dati parziali e non replicabili.

La famiglia Poggi è assistita dagli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, insieme ai consulenti Marzio Capra e Dario Redaelli. Né i loro consulenti né i legali hanno ricevuto la relazione completa: solo una comunicazione dalla gip Daniela Garlaschelli, che chiede il deposito delle osservazioni delle parti in vista dell’udienza del 18 dicembre, quando verranno discussi gli esiti della perizia definitiva, attesa entro il 5 dicembre.

Secondo quanto riportato da Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero, la genetista Denise Albani, perita nominata dalla gip, avrebbe riscontrato una “piena concordanza” tra l’aplotipo Y rilevato nel 2007 su due unghie di Chiara e la linea paterna di Sempio. Una compatibilità che, per logica investigativa, restringerebbe il campo ai membri maschi della famiglia. Albani sottolinea tuttavia che l’aplotipo Y non è identificativo di una singola persona e che i profili ottenuti non sono completi.

La conclusione si pone in contrasto con le valutazioni del perito De Stefano, che anni fa aveva escluso l’utilizzabilità di quel Dna perché non consolidato. Albani, invece, evidenzia che, pur con campioni non omogenei, è possibile individuare un aplotipo parziale composto da dodici marcatori.

Il 18 dicembre le parti discuteranno il punto cruciale: perché quel Dna si trovasse sulle mani di Chiara Poggi e come vi sia arrivato.

Gli inquirenti, infine, leggono i calcoli biostatistici come indicativi di un’elevata compatibilità tra la linea maschile dei Sempio e il profilo genetico – seppur incompleto – individuato su un dito della vittima. Viene invece esclusa la compatibilità dell’altro profilo, il cosiddetto “Ignoto 2”, con Stasi o con altri soggetti già sottoposti a prelievo.