L’Italia si è fermata per Gaza. Lo sciopero generale indetto dai sindacati di base ha coinvolto l’intero Paese, paralizzando per ore trasporti, scuole, porti, fabbriche e uffici pubblici. Una mobilitazione diffusa che ha portato in piazza decine di migliaia di persone in oltre ottanta città, da Nord a Sud, con un unico obiettivo: chiedere la fine delle forniture di armi a Israele, la cessazione delle operazioni militari nella Striscia e l’apertura immediata di corridoi umanitari per la popolazione civile.
Dalle prime ore del mattino i disagi si sono fatti sentire ovunque. Treni cancellati o in forte ritardo, mezzi pubblici a singhiozzo, code interminabili ai caselli autostradali e nei principali scali portuali. A Milano la Stazione Centrale è stata teatro di presidi e sit-in, con momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine. A Roma migliaia di persone hanno sfilato lungo le strade del centro dietro a striscioni e bandiere palestinesi. Presidi e cortei hanno attraversato Torino, Bologna, Firenze, Genova e Palermo, mentre a Marghera e Livorno i blocchi hanno interessato le aree portuali, rallentando la movimentazione delle merci.
A Napoli lo sciopero ha avuto uno dei suoi epicentri più significativi. Alla Stazione Centrale un gruppo di manifestanti ha occupato alcuni binari provocando forti ritardi ai treni in arrivo e in partenza. Il blocco è durato circa venti minuti, ma ha causato disagi a centinaia di viaggiatori. Problemi anche per la Circumvesuviana, con turisti bloccati alla stazione di Ercolano-Scavi. Intanto, in piazza Mancini, migliaia di persone hanno preso parte al corteo organizzato dall’Usb, scandendo slogan contro la guerra e chiedendo un impegno concreto dell’Italia per la pace.
Lo sciopero non è solo una protesta contro la politica estera del governo, ma anche un grido di allarme contro quella che i manifestanti definiscono “economia di guerra”. Le sigle organizzatrici chiedono lo stop immediato alle forniture militari e una presa di posizione netta per la difesa della popolazione di Gaza, dove i bombardamenti continuano a mietere vittime e a distruggere infrastrutture civili. “Basta complicità, basta armi, Gaza deve vivere” è stato il coro che ha unito le piazze italiane, dal Piemonte alla Sicilia.
La giornata di mobilitazione ha messo in evidenza una crescente sensibilità dell’opinione pubblica verso la crisi mediorientale, ma anche una profonda frattura con le scelte politiche di chi governa. Mentre i manifestanti chiedono azioni immediate per fermare la guerra, la macchina dello Stato continua a muoversi lentamente, tra equilibri diplomatici e interessi economici. Lo sciopero per Gaza, con la sua forza e i suoi disagi, ha ricordato a tutti che il conflitto non è lontano, ma bussa alle porte dell’Europa e interpella direttamente la coscienza collettiva.

