Da lunedì sera Gaza City è sotto una nuova offensiva dell’esercito israeliano, che ha avviato l’operazione “Carri di Gedeone 2” con l’obiettivo dichiarato di conquistare la città e colpire la roccaforte di Hamas. L’attacco è arrivato da cielo, mare e terra, con bombardamenti incessanti che hanno provocato quasi 100 vittime, secondo fonti mediche locali.
«Se Gaza City cade, cadrà Hamas», ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz, ribadendo che senza il rilascio degli ostaggi l’offensiva non si fermerà. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha definito l’operazione «un passo decisivo per riportare a casa i prigionieri e smantellare le capacità militari dell’organizzazione».
L’assalto ha provocato l’esodo di migliaia di famiglie. Strade bloccate, mezzi introvabili e mancanza di carburante hanno reso difficoltosa la fuga verso sud. Secondo le stime israeliane, circa il 40% degli abitanti ha già lasciato la città, mentre centinaia di migliaia di persone restano intrappolate tra bombardamenti e sfollamenti di massa.
Sul piano militare, i primi ad avanzare sono stati blindati telecomandati utilizzati per distruggere le postazioni sotterranee di Hamas. L’esercito israeliano stima che ci vorranno mesi per ottenere il pieno controllo della città. Intanto, l’aviazione ha colpito oltre 850 obiettivi in una settimana.
Da Washington, Donald Trump ha messo in guardia Hamas sull’uso degli ostaggi come scudi umani, mentre l’organizzazione ha accusato Netanyahu di essere «responsabile della vita dei prigionieri nella Striscia». In serata, il premier israeliano ha annunciato di aver ricevuto un invito ufficiale alla Casa Bianca dopo il suo prossimo intervento all’Onu.

