“Il compianto presidente De Mita, nei numerosi incontri in cui ho avuto il piacere e il privilegio di ascoltarlo, amava ripetere: ‘La cellula della riorganizzazione democratica è la comunità’. Un’affermazione sintetica che tuttavia racchiude una profonda valenza politica e culturale. Resto convinto del fatto che più del tecnicismo della politica, quello che segna la differenza nell’agire politico, è il pensiero della politica. Quel pensiero che permette di recuperare la capacità di riflettere e di analizzare i problemi e di elaborare le soluzioni, secondo la migliore tradizione politica del nostro paese, al tempo in cui l’agire politico proveniva dalla manifestazione delle idee, all’interno di un processo in cui le eredità erano la visione di un “valore” e di un portato riformista”.
Così l’avvocato Vincenzo Aiello, candidato al consiglio comunale con la lista civica Boscoreale 2.0, a sostegno del candidato sindaco Francesco Faraone.
“L’asse più significativo e determinante del governare una comunità, sta nel sentire la politica come espressione culturale e il saper leggere con lungimiranza la ragione dei fatti. Non mi riferisco ad una politica come servizio. Bensì al servizio della politica come espressione progettuale.
Nel saggio ‘La storia d’Italia non è finita’ del 2012, il percorso politico che il presidente De Mita ebbe ad indicare, non contiene solo una testimonianza, ma è una trasmissione di idee, ovvero di Idea. Infatti egli spesso sottolineava: ‘In politica il pensiero è importante, ma per realizzare il pensiero bisogna convincere gli altri a comportarsi in modo tale da realizzare il pensiero’. Realizzare il pensiero è stato sempre il centro di un dire e di un fare, una dimensione della politica che pone insieme l’ontologia della politica stessa e il fare, in una transizione in cui il quotidiano si costruisce guardando certamente al presente ma vivendola con la capacità di rendere ciò futuro. La politica è tale se prefigura il nuovo, non esiste politica che non prefiguri il nuovo”.
A sentir parlare Aiello, “purtroppo nei tempi che viviamo, sia a livello nazionale che locale, proliferano messaggi ed esempi di estrema semplificazione nella comunicazione politica, piena zeppa di slogan, di frasi brevi e ripetitive, studiate per entrare nella testa degli elettori, ma che quasi sempre sono prive di contenuti e di soluzioni concrete.
Tutte azioni che per alcuni possono apparire come la soluzione per favorire l’adozione di scelte più rapide ma che, a mio modesto avviso, rappresentano il sintomo più grave della malattia.
Siamo diventati un Paese che non pensa, non cresce, non ha più speranza e affoga nella amoralità, che è peggio dell’immoralità”.
Infine l’avvocato Aiello sottolinea che “bisogna recuperare la capacità di leggere sempre il tempo dell’operare. Anche nelle crisi più profonde, il pensiero e il progetto devono poter superare il programma: “La politica di oggi si fa coi programmi. Ma i programmi non contengono la soluzione per la crescita di una comunità. La nascita o la rinascita di una comunità sta nelle parole. Perché le parole contengono le regole. E non esiste programma se prima non ci sono le regole”.
Rimango persuaso del fatto che l’agire politico deve sempre essere ispirato dalla passione. Se manca la passione, la politica smette di tutelare l’interesse debole e si trasforma in tecnica industriale e quando la politica si trasforma in tecnica industriale, finisce per giungere al risultato opposto, la tutela dell’interesse forte”.

