Torre Annunziata: un futuro ancora da scrivere. Intervista al giornalista Pasquale D’Amelio

All’indomani delle dichiarazioni del procuratore Fragliasso, raccogliamo le riflessioni di Pasquale D’Amelio, direttore da oltre cinquant’anni del giornale “La Voce della Provincia” e da molti di più membro della società civile che si è impegnato e ha lottato per la comunità cittadina torrese.

Più volte candidato al consiglio comunale “ho portato a casa sempre ottimi risultati. Mi votavano perché mi conoscevano e mi stimavano, non per altro”, già assessore alla Polizia Municipale, due volte Commissario Straordinario del Savoia “un’avventura fatta per amore, che rifarei” e torrese di adozione “sono arrivato a Torre Annunziata nel lontano 1954, il cuore della città era Torre Sud e si stava bene.”

Direttore, ha letto le parole del procuratore Fragliasso?
Sì, certo.

Le condivide?

In gran parte sì. Comprendo il suo ruolo molto delicato ma Fragliasso è un grande procuratore, allievo del magistrato Arcibaldo Miller, e sta lavorando ottimamente. Tra le altre cose, ha deciso di restituire dignità e utilità al fiume Sarno e ci riuscirà. Personalmente avrei detto anche che la giustizia deve essere al passo con i tempi.

Si spieghi meglio…

Processi civili a volte troppo lunghi, troppi rinvii. Sto pensando anche ai tanti edifici fatiscenti che contribuiscono a dare l’idea di una città in stato di abbandono, come l’affaire Metropolitan. Spesso le parti interessate all’acquisto chiedono e ottengono (e le ottengono!) dilazioni con il magistrato di turno. Questa eccessiva tolleranza provoca nel cittadino, mi riferisco a una fetta di cittadini, quella che fa rumore, una sfiducia che investe poi tutte le altre istituzioni.

E’ un Pasquale D’Amelio questa volta caustico e in controtendenza, che decide di rompere il silenzio proprio perché la città sta attraversando l’ennesimo momento difficile. Le sue sono parole di speranza che non si nutrono di retorica ma che si basano su una storia vissuta e osservata con obiettività e attenzione.

Dal 1954, da quando si è trasferito a Torre, ha visto avvicendarsi molti sindaci e alcune commissioni prefettizie, che cosa è cambiato?

Poco. Tieni conto che il napoletano, e quindi il torrese, non sempre segue la politica e se la segue, solo alla vigilia di ogni campagna elettorale, si dimentica di tutto e spesso vota sempre allo stesso modo per poi pentirsene, forse.

Che giudizio dà sui sindaci che si sono succeduti alla guida di Palazzo Criscuolo e da qualche anno al vertice del palazzotto di via Schiti?

Mi guardo bene dall’emettere sentenze. Certamente avrebbero potuto fare di più e soprattutto scegliere assessori dotati di un minimo di carisma. Ma attenzione: se pure avessero trovato elementi di valore, e a Torre ce ne sono, il potere di un primo cittadino è grande. L’assessore valido è costretto a fare le valigie. Il degrado c’è, ma per limitarlo (sconfiggerlo è difficilissimo), tutti dobbiamo rimboccarci le maniche, non solo quelli del rione dei Poverelli !
Ci può dare qualche dritta?

C’è da riflettere sul fenomeno della scomparsa dei partiti, ad eccezione del PD retto da Paolo Persico. All’interno di essi, dei partiti intendo, vi erano dibattiti e si sviluppavano idee e progetti che portavano alla scelta dei futuri candidati al consiglio comunale.

Cosa ne sarà nel 2023? Pensi che con la fine del commissariamento Torre possa essere una città migliore?

Il periodo di commissariamento non è infinito. Il prefetto Enrico Caterino e i suoi stretti collaboratori, Fernando Mone e Marco Serra, sono sicuro, faranno bene se supportati dalla società civile.

Titti D’Amelio