Perse la vita mentre lavorava all’Hotel San Pietro Positano: nuove indagini della Procura

Nei giorni scorsi si è tenuta presso la Corte di Appello di Salerno – Collegio A -, a seguito di gravame dello stesso imputato, l’udienza del processo d’appello a carico di Gennaro Iaccarino, condannato in primo grado per la morte di un suo dipendente, Angelo Celentano, avvenuta sulla terrazza dell’Hotel San Pietro in Positano (Salerno), mentre lo stesso era intento ad impacchettare le tende da sole che vanno riposte ogni anno, al termine della stagione estiva.

Come affermato nella sentenza, appunto oggetto di gravame, resa dal Giudice di primo grado del Tribunale di Salerno – II Sez. Monocratica, dottoressa Cioffi -, anche a seguito delle richieste  formulate dall’avvocato Aldo Avvisati, del foro di Torre Annunziata (Napoli), difensore di due Sindacati costituitisi parti civili nel processo, Celentano moriva mentre eseguiva l’attività d’impacchettamento del tendaggio in modalità pericolosa  su di una scala non idonea per l’attività che stava compiendo,  ad un’altezza di oltre 3 metri dal piano di calpestio rappresentato dalla terrazza, senza i presidi e le dovute procedure di sicurezza normativamente previste nei casi di specie proprio a tutela e salvaguardia dell’incolumità della vita del lavoratori.

Sempre in sentenza di primo grado è stato dichiarato, oltre all’aspetto del rischio per l’esecuzione dei lavori in quota (con conseguente violazione dell’art. 113, comma 5 e 6 del D.lgs. 81/08), anche quello del pericolo di caduta dall’alto, dal momento che la terrazza, luogo del mortale infortunio, è situata a precipizio su di una scogliera a mare sottostante una cinquantina di mt. dalla terrazza stessa.

All’Udienza tenutasi innanzi la Corte di Appello di Salerno erano presenti, per le parti civili già costituite, gli avvocati Aldo Avvisati, anche per delega dell’avv. D. Di Criscio, appunto quale procuratore dei Sindacati, CGIL e FILLEA CGIL e l’avv. Castellucci per l’INAIl, e i difensori dell’imputato appellante, avvocati Lentini e Cappiello .

Questi ultimi, producevano certificato di morte intervenuta medio tempore dopo la proposizione del gravame del loro assistito e chiedevano dichiararsi l’estinzione del processo nonché la caducazione delle statuizioni civili.

La Procura Generale presso la Corte di Appello di Salerno rappresentata dal dottore Sessa, preso atto della morte di Iaccarino, non si opponeva alla declaratoria di estinzione, ma chiedeva la conferma delle statuizioni civili di cui alla sentenza impugnata.

L’avvocato Aldo Avvisati, nell’interesse dei propri assistiti, faceva proprie le richieste già espresse dalla Procura generale, chiosando per la conferma delle statuizioni civili di cui alla sentenza impugnata.

La Corte d’Appello di Salerno, preso atto della morte del ricorrente alla luce del certificato prodotto, uniformandosi alla giurisprudenza prevalente, ha definito il processo pronunciato dispositivo di sentenza “di estinzione del reato per morte del reo e caducazione delle statuizioni civili  dal momento che la morte dell’imputato, intervenuta prima dell’irrevocabilità della sentenza, comporta la cessazione sia del rapporto processuale in sede penale che del rapporto processuale civile inserito nel processo penale, con la conseguenza che le eventuali statuizioni civilistiche restano caducate “ex lege” (ex plurimis Cass. pen. Sez. II, sent. 26-04-2021, n. 15596).

Ma vi è da dire che le vicende giudiziarie relative alla tragica morte sul lavoro del Celentano non sono terminate con questa pronuncia appena citata.

Infatti, Il Giudice Monocratico del Tribunale di  Salerno, nella sentenza di 1° grado oggetto del gravame definito per le condizioni indicate, oltre a statuire la condanna di Iaccarino, in accoglimento delle argomentazioni e delle richieste avanzate dall’avvocato Aldo Avvisati, che delineava responsabilità nell’occorso incidente sul lavoro, anche dei soggetti che ricoprivano funzioni apicali nell’organigramma della sicurezza dello stesso Hotel, del resto, quest’ultima, azienda committente del lavoro di impacchettamento delle tende alla ditta dello Iaccarino, ha ritenuto di inviare gli atti (la sentenza, il fascicolo del dibattimento ed ogni elemento di prova raccolta durate l’istruttoria del processo) alla  competente Procura affinché valutasse la sussistenza nell’occorso di responsabilità a carico di ulteriori soggetti.

A seguito di tale rimessione la Procura di Salerno ha aperto ulteriore fascicolo processuale che, a seguito delle esperite indagini, ha portato al rinvio a giudizio di uno dei proprietari dell’Hotel San Pietro, E.C., nella sua qualità di datore di lavoro, e di A.N., quale responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dello stesso Hotel all’epoca dell’infortunio mortale. Il relativo processo è in corso.