Fa discutere l’ordinanza emessa dal sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, all’indomani dei fatti che hanno portato all’uccisione di Maurizio Cerrato. Tale ordinanza, infatti, ribadisce una norma nazionale secondo cui non è possibile occupare il suolo pubblico con oggetti ingombranti.
Questa è stata la causa scatenante dell’omicidio del sessantunenne che ha avuto come sola colpa, quella di voler difendere la figlia che aveva avuto l’ardire di parcheggiare laddove erano state poste delle sedie a sancire una proprietà acquisita su suolo pubblico.
Nella giornata di oggi, polizia di Stato e vigili urbani hanno iniziato la rimozione degli stalli abusivi. Da anni, a Torre Annunziata, vengono posti cassette, sedie e piante per evitare di far parcheggiare auto là dove c’è già un divieto di sosta o per impedire la sosta delle auto dove è consentita solo quello dei motocicli.
Questo principio di farsi giustizia da sé, che potrebbe trovare delle ragioni valide nel fatto che c’è un mancato controllo da parte delle forze dell’ordine.
E forse su questo principio si è consumato l’ennesimo svarione dell’amministrazione comunale. Un’ordinanza (la numero 70) che, seppur era stata compulsata dalle associazioni locali, nei fatti è risultata un boomerang. Infatti l’ordinanza non fa altro che ribadire qualcosa già previsto dalle norme nazionali.
Nello specifico, e anche scritta in modo incompleto (perché andavano richiamati gli articoli di legge, art. 20 del Codice della Strada che prevede una sanzione amministrativa da euro 173 a euro 694 e articolo 633 Codice Penale, con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032″.
Quello che invece avrebbe potuto fare il sindaco e non è stato fatto, non solo come atto simbolico, era l’aumento della sanzione amministrativa, ma neanche ciò è stato scritto nell’ordinanza numero 70.
Il sindaco Ascione, ancora una volta ha agito su compulsione di quello che è un sentimento che viene dalle tante persone che sono rimaste scioccate dal tragico omicidio ma a cui non si può dare colpa del fatto che qualsiasi azione intrapresa dall’amministrazione comunale doveva andare nel solco di quelle che sono le normative vigenti.
Il sindaco sicuramente non è esperto in giurisprudenza e si è affidato ancora una volta ai suoi collaboratori che, se sbagliano – come nelle migliori aziende e secondo principi meritocratici – devono essere mandati a casa.
Ancora una volta, il sindaco è stato messo alla berlina da chi è “incapace” di svolgere le proprie funzioni, e non importa se in buonafede o in malafede, sta di fatto che nello staff di Vincenzo Ascione ci sono persone inadatte a svolgere il ruolo che gli è stato affidato, dirigente, impiegato o assessore che sia.
Massimo Napolitano

