Università belga promuove corso di italiano con “‘ndrangheta e camorra”. Cosa dirà il re di origini napoletane? 

Una scelta di marketing provocatoria? Una pubblicità troppo azzardata? Difficile dire quale fosse l’intento dei creatori dei manifesti pubblicitari comparsi in Belgio in questi giorni, che sponsorizzano i corsi d’Italiano all’Università di Leuven con la frase: “Want jij bestelt geen ‘ndrangheta als dessert”, ossia “Così non ordinerete ‘ndrangheta per dolce”.

È lo slogan, dell’università belga, portato addirittura all’attenzione dell’ambasciata italiana. Non manca – naturalmente – l’accenno a Napoli e alla camorra. 

“Non c’è una sola mafia italiana, ce ne sono molte! In Sicilia avete cosa nostra, a Napoli la camorra. E in Calabria – la punta dello stivale – la ‘ndrangheta. I linguisti del campus Antwerpen, facoltà di Arte, vanno regolarmente in Italia per ricerche sul campo. Sì, i linguisti…”, si legge sul sito dell’ateneo.

La campagna ha scatenato molte polemiche, sopratutto da parte degli italiani che vivono stabilmente a Bruxelles. Vicky Gitto, presidente dell’Art Directors Club Italiano (Adci), l’associazione dei pubblicitari italiani, ha definito inconcepibile questa caduta di stile, per di più nell’epicentro dell’Unione Europea. Uno stereotipo negativo che non dovrebbe avere spazio in una società multirazziale.

Per la presidente di Adci, i pubblicitari che se ne sono occupati sono simili ai comici di bassa lega che usano battute volgari per suscitare qualche risata. Per Gitto, l’uscita dovrebbe quindi far arrabbiare non solo gli italiani che vivono nella capitale belga, ma anche il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli.

“C’era stato un caso simile anche in Spagna per una catena di ristoranti che si chiamava Mafia – ricorda Francesca Passeri, vice direttrice di European Crowdfunding Network, parlando al Corriere dell’Università – Quello che mi sorprende è che stavolta non si tratta di una compagnia privata, ma dell’Università, che dovrebbe essere un luogo di cultura e di rispetto delle culture, da cui ci si aspetterebbe una sensibilità nel trattare certi temi”. Per la dottoressa Passeri, che vive a Bruxelles da cinque anni, si tratta di “un modo di fare pubblicità indegno, che dimostra una mancanza di rispetto assoluta verso la numerosissima comunità italiana che vive in Belgio, che contribuisce alla vita del Paese”.

Cosa ne penserà Re Filippo del Belgio visto che aveva un nonno eroe napoletano?

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