«e quel corno d’Ausonia che s’imborga di Bari, di Gaeta e di Catona da ove Tronto e Verde in mare sgorga…» Paradiso, Canto VIII
I versi sopracitati sono presenti nel Terzo Cielo del Paradiso, Canto VIII, della Divina Commedia di Dante Alighieri quello di Venere, dove il poeta pone gli spiriti amanti.
CONTESTO LETTERARIO E STORICO
Carlo Martello, figlio di Carlo d’Angiò, re di Napoli, e di Maria di Ungheria, si presenta al Sommo Poeta. Tale episodio è realmente accaduto nel 1294 quando il re d’Ungheria si recò a Firenze, dove incontrò i suoi genitori che rientravano dalla Francia. Della delegazione cittadina istituita per accogliere l’illustre ospite fece parte il Sommo Poeta, che intrattenne poi, durante tutto il soggiorno fiorentino, diversi momenti d’approfondimento culturale con il sovrano.
L’INCONTRO CON CARLO MARTELLO NEL PARADISO
Al Sommo Poeta gli spiriti amanti, frequentatori del terzo cielo di Venere si presentano come luci che cantano e danzano con intensità direttamente proporzionale al loro grado di beatitudine. Dante attratto favorevolmente da una di esse con trasporto e commozione chiese: «Deh, chi siete ?» Lo spirito di Carlo Martello grato rispose, in modo solenne e con tono che conviene ad un personaggio del suo rango, esordendo con il rimpianto di non aver vissuto una lunga vita terrena (morì a soli ventiquattro anni). L’afflizione verso il fato è tale da reputarsi responsabile delle tante sventure accorse alla sua dinastia.
Palese è dispiacere di non aver potuto dimostrare all’amico Dante le sue doti di buon principe, che ama i suoi sudditi come il padre di famiglia ama i propri figli. Il rammarico si confeziona, nelle due successive terzine, in cui il Sommo Poeta detta delle eleganti perifrasi geografiche presentando le terre su cui avrebbe dovuto regnato Carlo Martello: la Provenza meridionale, provincia solcata dai fiumi Rodano e Sorga e il Regno di Napoli.
Il Sommo Poeta dunque in aperta polemica verso la politica angioina adottata nei due territori narrati, si rammarica per la prematura dipartita del giovane Carlo Martello, più incline, a suo avviso, a rivestire ed interpretare il gravoso compito-ruolo di buon sovrano.
Leborius
*antico nome dell’Italia antica riconducibile dall’attuale Alta Terra di Lavoro fino alla Calabria.
**derivato da borgo, nel senso di parte d’una città contigua ad essa ma fuori della cerchia muraria, periferica.
***attuale quartiere della citta di Reggio di Calabria.
****chiamato in latino Liris, nel medioevo era detto “il verde fiume”.

